Con appena il 9%degli occupati nell’industria, un costo dell’energia superiore alla media nazionale e le imprese che continuano a pagare gli effetti dell’insularità, il PEARS rappresenta uno snodo importante per rilanciare sviluppo, competitività e occupazione.
Per la CISL Sardegna il Piano non può essere considerato un semplice documento di programmazione energetica, ma uno degli strumenti fondamentali di una moderna politica industriale regionale, costruita in stretta sinergia con il Governo nazionale con l’obiettivo di ridurre il costo dell’energia per famiglie e aziende, dare risposte alle vertenze aperte e creare nuove opportunità di lavoro.
«L’isola ha tutte le condizioni per trasformare l’energia in una grande occasione di sviluppo. Ma questo accadrà solo se le scelte che faremo avranno effetti concreti sulla vita delle persone. Le famiglie devono pagare bollette più leggere, le imprese devono poter competere ad armi pari con il resto del Paese, i nostri poli industriali devono tornare a crescere e i giovani devono trovare qui opportunità di lavoro qualificato», dichiara il segretario generale CISL Sarda, Pier Luigi Ledda.
“L’Italia deve dotarsi di un mix energetico capace di garantire autonomia, sicurezza degli approvvigionamenti e costi sostenibili. Non possiamo permetterci approcci ideologici: tutte le fonti energetiche devono essere valutate con responsabilità”
“L’energia e l’industria rappresentano oggi la principale sfida strategica per il futuro della Sardegna. Le trasformazioni in atto impongono una visione capace di tenere insieme lavoro, politica industriale, innovazione, ricerca, infrastrutture e coesione territoriale. La Sardegna non chiede assistenza, ma le condizioni per competere ad armi pari”
Gli interventi della Segretaria generale nazionale CISL Daniela Fumarola e del Segretario generale CISL Sardegna Pier Luigi Ledda su Unione Sarda
Oggi il comparto genera nell’Isola oltre 2,4 miliardi di euro di valore, rappresenta circa l’8% dell’economia regionale e dà lavoro a più di 30.000 persone. La filiera nautica conta inoltre oltre 1.600 imprese e un potenziale economico che supera i 400 milioni di euro.
”La vera sfida è investire nelle competenze: rafforzare il legame tra imprese, formazione, ITS Academy e Università è fondamentale per creare occupazione qualificata, sostenere la competitività e fare della nautica uno dei motori dello sviluppo dell’Isola” dichiara il Segretario regionale CISL Sarda, Mirko Idili.
”I dati dimostrano che studiare aiuta a trovare lavoro, ma in Sardegna questo vantaggio fatica ancora a tradursi in un salario adeguato. Non è accettabile che un percorso di studi lungo e impegnativo venga ripagato così poco. Formare competenze non basta: bisogna creare le condizioni perché l’isola sia in grado di riconoscerle, impiegarle e remunerarle nel modo giusto. In questo il ruolo della Regione è fondamentale”
Lo ha dichiarato ieri il Segretario regionale CISL Sarda Mirko Idili su La Nuova Sardegna.
Questa mattina, a Cagliari, si è tenuto il comitato esecutivo della CISL Sardegna, in presenza della Segretaria generale nazionale Daniela Fumarola.
Industria ed Energia sono solo alcuni dei temi affrontati.
Per la CISL Sardegna la questione industriale non può più essere affrontata come una sommatoria di crisi aziendali o territoriali.Deve essere considerata una questione nazionale che riguarda l’autonomia produttiva, energetica e tecnologica dell’Italia e che necessita quindi di una strategia condivisa tra Governo, Regione e parti sociali.
Oggi su l’Unione Sarda intervento del Segretario Generale della CISL Sardegna, Pier Luigi Ledda.
La sfida non è soltanto aumentare il numero degli occupati. La vera sfida è costruire lavoro di qualità
In Sardegna quasi una figura professionale su due è difficile da reperire. Mancano meccanici, elettricisti, muratori, autisti, ingegneri, tecnici informatici e molte altre professionalità indispensabili allo sviluppo dell’Isola.
Per la CISL Sardegna non basta aumentare gli occupati: serve costruire un sistema capace di mettere in relazione imprese, formazione e lavoratori.
Senza una programmazione dei fabbisogni professionali, senza un forte investimento nell’istruzione tecnica e professionale, negli ITS Academy, nell’apprendistato e nella formazione continua, il rischio è quello di continuare a registrare contemporaneamente aziende che non trovano personale e cittadini che non trovano lavoro.
”Per questo ribadiamo la necessità di un Patto regionale per il lavoro e le competenze e di un Osservatorio permanente sui fabbisogni professionali, per trasformare i segnali positivi di oggi in crescita stabile, innovazione e buona occupazione. Solo così sarà possibile ridurre il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, sostenere la competitività delle imprese e garantire ai giovani opportunità occupazionali stabili, qualificate e adeguatamente retribuite” dichiara Ledda.