Intervento integrale di Pier Luigi Ledda, Segretario Generale CISL Sardegna pubblicato oggi sul quotidiano l’Unione Sarda.
Ogni numero racconta una storia di dolore. Dietro le statistiche sugli infortuni ci sono volti, famiglie, comunità che piangono i loro cari. In Sardegna, nel 2024, l’incidenza degli infortuni mortali ha raggiunto 46,8 ogni milione di occupati, con un incremento del 50% rispetto all’anno precedente e ben oltre la media nazionale di 34,1. Un primato drammatico che colloca la nostra regione tra le più pericolose d’Italia per chi lavora.
Questi dati, elaborati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering su fonti INAIL, segnalano che la sicurezza resta un’emergenza strutturale. E purtroppo il 2025 non ha invertito la rotta: nei primi sei mesi dell’anno, in Italia, si contano già 502 morti sul lavoro (+7% sul 2024), di cui 357 in occasione di lavoro, con un forte aumento anche nei casi in itinere. L’indice di incidenza medio nazionale resta alto, a 15,1 morti ogni milione di occupati, confermando che la piaga continua a colpire.
La Sardegna paga un prezzo altissimo. Settori come edilizia, agricoltura, trasporti e logistica sono i più colpiti, complice la precarietà, la scarsa formazione e la carenza di controlli. Ancor più vulnerabili risultano gli over 65, i giovani neoassunti e i lavoratori stranieri, che, secondo INAIL, subiscono un’incidenza doppia rispetto agli italiani.
La sicurezza non è un costo: è un investimento sul futuro, un diritto e un valore civico. È per questo che la CISL ha lanciato la campagna nazionale “Fermiamo la scia di sangue”, con un manifesto in dieci punti programmatici che chiede un cambio di rotta radicale. Tra le proposte: un Patto di responsabilità tra parti sociali, imprese e istituzioni; l’introduzione di un sistema di qualificazione delle imprese; la riforma della formazione obbligatoria; il potenziamento degli organi ispettivi; la valorizzazione della rappresentanza sindacale per la sicurezza; e l’eliminazione delle franchigie INAIL a favore di più investimenti in prevenzione, innovazione e ricerca.
Questo disegno nazionale trova nella Sardegna un terreno di applicazione concreta attraverso il Patto di Buggerru, siglato da CGIL, CISL e UIL insieme alla Presidente della Regione Alessandra Todde. Un documento che non è solo un accordo, ma un impegno politico e sociale dal forte valore simbolico: nasce a Buggerru, teatro dello sciopero del 1904, quando i minatori insorsero contro condizioni di lavoro disumane, scrivendo una pagina fondamentale della storia del movimento operaio italiano.
Oggi, quel luogo di memoria diventa il punto di partenza per una nuova stagione di dignità del lavoro. Il Patto di Buggerru propone una visione moderna: la sicurezza non come optional, ma come diritto universale e condizione necessaria di sviluppo economico e sociale. È un impegno a rafforzare la formazione obbligatoria, a garantire più ispettori nei cantieri e nei campi, a introdurre incentivi all’innovazione tecnologica per la prevenzione, e soprattutto a potenziare gli SPRESAL (Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro delle ASL), che rappresentano il presidio sanitario e ispettivo più vicino ai luoghi di lavoro.
La nostra richiesta è chiara: la prossima legge di bilancio della Regione deve prevedere gli stanziamenti necessari a rendere operativi i contenuti del Patto di Buggerru. Non bastano parole o solenni dichiarazioni: senza risorse dedicate, il Patto rischia di restare una promessa incompiuta. Servono finanziamenti certi per la formazione, per l’aumento dei controlli, per il potenziamento degli SPRESAL e per i programmi rivolti ai settori a più alto rischio.
Ogni morte sul lavoro è una sconfitta collettiva. La Sardegna, terra di fatica e dignità, ha il dovere di guidare un cambiamento che metta la persona al centro. Tornare a casa dal lavoro, la sera, dai propri affetti, non deve essere una speranza, ma un diritto garantito a tutti.
La Sardegna si conferma tra le regioni italiane con maggiore criticità in tema di sicurezza sul lavoro: secondo l’ultimo Report annuale sugli Infortuni sul Lavoro dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering (aggiornato al 31 dicembre 2024), l’Isola registra un’incidenza di 46,8 infortuni mortali ogni milione di occupati, in netto aumento rispetto al 2023 (31,2) e superiore del 25% alla media nazionale (34,1).
Una tendenza che preoccupa la Cisl Sardegna, secondo cui “l’impennata degli infortuni mortali in Sardegna nel 2024 è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta collettiva”, commenta il segretario generale Pier Luigi Ledda.
SARDEGNA IN ZONA ROSSA
La crescita degli incidenti sul lavoro colloca la Sardegna in zona rossa, ovvero tra le regioni con rischio infortunistico più alto, insieme a Basilicata, Valle d’Aosta, Umbria, Trentino-Alto Adige, Campania e Sicilia. “L’aumento dell’ultimo anno – sottolinea il segretario della Cisl sarda – segna un +50% rispetto al 2023, riportando la Sardegna tra i territori a maggiore rischio del Paese, un dato che trova purtroppo conferma anche nelle rilevazioni del primo semestre 2025, che continuano a registrare livelli molto alti di mortalità sul lavoro.”
PATTO DI BUGGERRU
“Per questo – prosegue Ledda – chiediamo con forza che venga data attuazione immediata e completa al Patto di Buggerru, che non deve restare solo un documento simbolico, ma tradursi in scelte politiche concrete. La prossima legge di bilancio deve stanziare risorse adeguate per rafforzare la formazione dei lavoratori e dei datori di lavoro, aumentare i controlli ispettivi nei settori a rischio come edilizia, trasporti e agricoltura, sostenere programmi di innovazione e digitalizzazione della sicurezza, garantire una maggiore tutela per i lavoratori più fragili, dagli over 65 ai giovani neoassunti, fino agli stranieri.
Solo con un impegno reale e condiviso – conclude il leader della Cisl – potremo restituire dignità al lavoro e speranza alle famiglie sarde. La sicurezza non è un costo: è un investimento per il futuro della Sardegna”.
Un passo storico per la sanità sarda: dopo anni di assenza di una visione condivisa, l’accordo tra Regione e organizzazioni sindacali rappresenta una svolta attesa”. Così il segretario generale della Cisl, Pier Luigi Ledda. “Il documento – spiega – accoglie gran parte delle proposte avanzate unitariamente dalle tre sigle sindacali, ponendo basi solide per affrontare le criticità del Servizio Sanitario Regionale (SSR) e trasformare il confronto in azioni concrete e risultati reali per lavoratori e cittadini”. L’intesa firmata oggi “affronta le emergenze e le prospettive del sistema,ricompone questioni irrisolte dentro un quadro unitario, riconosce alle relazioni sindacali un ruolo centrale e strutturato”. Per la Cisl sarda il documento segna l’avvio di un metodo di lavoro strutturato, con obiettivi chiari e verificabili.
Tra i temi, messi al centro dopo un confronto durato mesi, il sindacato elenca il dialogo sociale e le relazioni sindacali forti, lo stato dell’arte sull’ultima riforma del SSR, il PNRR e i nuovi investimenti, la Rete ospedaliera e la medicina di prossimità, la cura della terza età e l’integrazione socio-sanitaria, l’accesso alle cure, la qualità dei servizi e il Cup, l’innovazione, la digitalizzazione, la telemedicina, il bed management, la medicina d’urgenza, la valorizzazione del lavoro, la formazione e gli organici, la sicurezza e il contrasto alla precarietà lavorativa.
“A settembre si aprirà un confronto per arrivare adun protocollo sul lavoro in appalto e ad un accordosulle relazioni sindacali per l’intero sistema regionale. La firma di oggi è un punto di partenza per la Cisl – conclude Ledda -, monitoreremo l’attuazione degli obiettivi previsti dall’accordo e verificheremo che le promesse si traducano in miglioramenti reali per lavoratori e cittadini”.
“Ogni morte sul lavoro è una ferita che colpisce tutta la comunità. La sicurezza non può essere trattata come un costo o una formalità, ma come un diritto imprescindibile. Servono più controlli, più formazione e cantieri sicuri prima che l’attività abbia inizio. Nessun profitto giustifica il rischio di perdere una vita umana. La CISL fermare questa strage silenziosa è una priorità assoluta”.
Oggi a Cagliari si è tenuto il Consiglio generale della Cisl Funzione Pubblica Sardegna, che eleggerà il nuovo Segretario generale regionale della Federazione e la nuova Segreteria.
Il reggente FP Sardegna Edoardo Bizzarro, in pensione dal primo luglio, ha salutato la FP dopo un mandato di Segretario Generale.
Ai lavori erabo presenti, Roberto Chierchia neo eletto Segretario generale nazionale della federazione e Pier Luigi Ledda, Segretario generale della Cisl Sarda.
Il parlamentino della FP Sardegna oltreché eleggere la nuova segreteria si confronta sui temi del lavoro pubblico e dei servizi, della valorizzazione dei lavoratori di tutti i settori in un confronto parallelo e virtuoso tra le azioni della FP nel Paese e sui territori e l’agenda delle priorità della CISL Sarda, che ha tra le questioni principali per il futuro dell’Isola anche i temi della FP, presenza dello Stato, enti locali e regionali, terzo settore e sanità privata ed il tema emergenziale e strategico, la sanità e le politiche sociali, oggetto in questa fase di una importante interlocuzione con la Regione Sardegna, che vede impegnata tutta l’Organizzazione.
Il Consiglio Generale della FP Sardegna ha eletto il nuovo Segretario generale regionale, Massimo Cinus.
Una scelta unanime che indica un percorso organizzativo e strategico della Federazione nell’Isola, con la CISL Sarda e con la CISL FP nazionale. Sono molti i temi che sfidano il percorso della FP in tutti i settori e comparti e sono molteplici le problematiche che interessano i lavoratori, le comunità e i territori. Eletti in Segreteria regionale con Massimo, Gianfranca Solinas e Paolo Curreli.
Il Segretario della Cisl sarda Pier Luigi Ledda interviene al Consiglio generale della FP Sardegna, articolando una riflessione importante sul ruolo dei servizi pubblici, della sanità e in generale della presenza del pubblico sul territorio dell’Isola.
“Il tema dei lavoratori e delle professioni presenti nell’Isola, in tutti i settori e comparti, è importante, ma è fondamentale il rilancio del settore pubblico, dei servizi e in particolare la sanità, su cui stiamo lavorando per un accordo importante e storico con la Regione, rappresentano una chiave di sviluppo e di crescita e di tenuta del tessuto economico e sociale della Sardegna.
Per queste ragioni l’elezione di Massimo Cinus alla guida della FP rappresenta per la CISL Sarda un progetto di rafforzamento e di forte coesione e sinergia tra la FP regionale la CISL sarda e la FP nazionale”.
L’intervento di Roberto Chierchia, Segretario Generale FP oggi a Cagliari al Consiglio generale FP Sardegna.
“La FP Nazionale giudica in maniera positiva e partecipativa il progetto della FP Sardegna che vede alla guida Massimo Cinus. Con questo spirito e motivazione le azioni della FP Sardegna, dentro le azioni e le politiche della FP Nazionale e della CISL Sarda, avranno un percorso più determinato e da fare “insieme”, riprendendo la parola chiave di Daniela Fumarola al Congresso Nazionale della CISL. In tutti i settori e comparti noi siamo in campo per dialogare negoziare e fare accordi, guardando sempre al merito e agli interessi e bisogni dei lavoratori. La FP gestisce trenta CCNL, in una dinamica complicata che richiede una forte determinazione e coraggio partecipativo e negoziale”.
Il Consiglio Generale della Cisl ha eletto oggi all’unanimità Daniela Fumarola Segretaria generale della Cisl.
Al fianco della Segretaria Generale, DanielaFumarola, i componenti della Segreteria Confederale: Andrea Cuccello, Ignazio Ganga, Giorgio Graziani, Mattia Pirulli e Sauro Rossi.