EDITORIALE DELLA CISL SARDA
La responsabilità del tempo presente Perché la CISL sceglie il coraggio della costruzione
Ci sono momenti, nella vita di un’organizzazione e di un Paese, in cui occorre fermarsi e guardare con lucidità il tempo che stiamo attraversando. La relazione della Segretaria Generale, Daniela Fumarola, al Consiglio Generale Confederale del 23 gennaio scorso, ha avuto il merito di farlo: senza retorica, senza scorciatoie, senza sconti alla complessità. Ha ricordato a tutti noi che viviamo in un’epoca in cui nulla è stabile, nulla è dato per sempre: le tensioni internazionali crescono, gli equilibri geopolitici si spostano, persino alleanze che sembravano intoccabili — come quella tra Stati Uniti e Unione Europea — mostrano crepe che fino a pochi anni fa sarebbero state inimmaginabili. La vicenda della Groenlandia, con il confronto diretto tra Washington e Bruxelles, è solo l’ultimo segnale di un mondo entrato in una fase nuova, nervosa, affollata di competizioni strategiche ed economiche.
Ed è ingenuo pensare che tutto questo resti lontano da noi. Il vento che soffia sullo scenario globale attraversa le fabbriche, i porti, i territori, le vite quotidiane delle famiglie. È dentro la spesa che cresce, nei salari che non tengono, nei giovani che faticano a trovare un posto nel futuro. È nel rischio concreto che le fratture internazionali diventino fratture sociali. In questo scenario, il compito del sindacato non è alimentare paura, ma costruire sicurezza. Sicurezza sociale, economica, lavorativa, e soprattutto sicurezza di futuro. La CISL lo sta facendo con un metodo che non urla, non semplifica, non rincorre il titolo del giorno dopo. Il metodo del dialogo, della partecipazione e della responsabilità.
Non è un caso che Daniela Fumarola abbia richiamato l’urgenza di una nuova stagione di concertazione: perché la complessità del presente non si governa con gli slogan, ma con un patto tra istituzioni, imprese e parti sociali. Un patto che ricostruisca fiducia in un Paese che rischia continuamente di cadere nella trappola della polarizzazione. La vera emergenza, oggi, è il lavoro: salari fermi, inflazione che erode, potere d’acquisto che evapora. Di fronte a questo la CISL non offre rabbia, ma soluzioni: rinnovi contrattuali, incrementi salariali, controlli stringenti su prezzi e tariffe. Perché dignità del lavoro e qualità della vita non sono due binari paralleli: sono lo stesso binario. Accanto al lavoro, c’è un’altra parola che segna il cambio d’epoca: partecipazione. Non più bandiera ideale, ma necessità reale. La legge 76 rappresenta, in questo senso, una svolta culturale: riconosce che senza il coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte produttive e organizzative, nessuna transizione potrà essere giusta, nessuna innovazione potrà diventare progresso, nessuna impresa potrà davvero competere. E poi c’è la pace. Un tema che la CISL ha sempre trattato non come un ideale astratto, ma come una responsabilità concreta. Nel mondo attraversato da guerre, repressioni, diritti negati, la pace non è neutralità: è una scelta di campo, civile e umana. Oggi lo è ancora di più. Il sit-in promosso dalla CISL per l’Iran lo dimostra con chiarezza: schierarsi a fianco delle donne, dei giovani e dei lavoratori colpiti dalla repressione non è un gesto simbolico, ma un preciso dovere civile e morale. Ma non c’è sguardo nazionale senza capacità di ascoltare i territori. E i territori parlano, forte. Proprio per questo, la CISL Sarda ha più volte richiamato — con coerenza e determinazione — la necessità di un grande Patto per lo Sviluppo, il Lavoro e la Formazione, una strategia condivisa che tenga insieme transizioni industriali, politiche attive, competenze, coesione sociale e qualità del lavoro. Una visione non chiusa nel perimetro regionale, ma pienamente nazionale. La Sardegna — come altre aree del Paese — mostra infatti in anticipo ciò che l’Italia intera rischia se non affronta con serietà le transizioni industriali, energetiche e sociali: • aree produttive in trasformazione come Porto Torres e il Sulcis — e, più in generale, l’intero comparto industriale regionale — che senza una governance chiara rischiano di rimanere bloccate in una transizione incompiuta; • un sistema sanitario che, nonostante l’Accordo regionale del 4 agosto, attende ancora assunzioni, investimenti, organizzazione; • politiche attive insufficienti per sostenere chi attraversa i cambiamenti del lavoro; • una mobilità interna ed esterna che compromette diritti essenziali come lo studio, la cura, il lavoro.
La mobilità, in particolare, è un tema nazionale, non regionale: senza continuità territoriale, senza ferrovie rapide, senza connessioni solide, non esiste cittadinanza piena. La Sardegna lo sa, ma dovrebbe saperlo tutto il Paese. La verità, in fondo, è semplice: questi non sono dossier locali. Sono il laboratorio del Paese che vogliamo diventare. La CISL che serve all’Italia oggi In un tempo fragile, incerto, attraversato da paure antiche e nuove, l’Italia ha bisogno di una CISL che non arretri, che non si faccia trascinare dall’onda, che tenga il timone. Una CISL che parli per costruire, non per dividere. Che trasformi le crisi in diritti e le transizioni in opportunità. Che non confonda la protesta con la soluzione, ma sappia farne la leva per aprire nuove possibilità. La responsabilità che abbiamo davanti non è semplice. Ma è la responsabilità di chi ha scelto di stare nel tempo, non di scappare dal tempo. Il Paese ha bisogno di questa forza, di questo metodo, di questo sguardo. Ed è con questo impegno che possiamo dire, senza retorica: avanti, insieme. Per il lavoro, per le persone, per il Paese. Pier Luigi Ledda Segretario Generale CISL Sardegna