Avere una laurea continua a fare la differenza nell’accesso al lavoro. Ma in Sardegna non basta ancora per garantire stipendi adeguati.
I dati parlano chiaro. Nell’isola la retribuzione media annua è di 16.958 euro, contro i 22.808 della media nazionale. Il titolo di studio continua comunque a fare la differenza. Rispetto a chi possiede al massimo la licenza media, un diplomato guadagna in media il 18,5% in più, mentre per chi possiede un titolo terziario il vantaggio sale al 58,8%.
Si conferma il valore occupazione della laurea: a un anno dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione raggiunge l’81,2% tra i laureati triennali e l’80,8% tra i magistrali.
Tuttavia, l’aumento delle opportunità occupazionali non è accompagnato da una crescita adeguata delle retribuzioni. A un anno dalla laurea, il salario netto medio mensile è pari a 1.491 euro per i laureati triennali e 1.495 euro per i magistrali: appena 4 euro di differenza.
Permangono inoltre forti divari territoriali e di genere. Chi si laurea in un Ateneo del Nord ha il 55,9% di probabilità in più di trovare lavoro rispetto a chi consegue il titolo nel Mezzogiorno; mentre gli uomini hanno il 13,7% di probabilità in più di essere occupati e percepiscono in media 67 euro netti al mese in più rispetto alle donne.
”La Sardegna non può rassegnarsi a essere una regione in cui il lavoro vale meno. Per la CISL Sarda è necessario rafforzare il legame tra formazione e sistema produttivo, creando occupazione stabile, qualificata e adeguatamente retribuita” dichiara Mirko Idili, Segretario regionale CISL Sarda. Perché il talento dei giovani deve diventare una risorsa per il futuro dell’Isola, non un motivo per partire