La CISL Sardegna esprime forte preoccupazione per la decisione di interrompere gli strumenti di sostegno al reddito per i lavoratori delle aree industriali di Portovesme e Porto Torres, una scelta
che rischia di lasciare senza tutele circa 300 persone già duramente colpite dalla crisi industriale. Siamo di fronte a una situazione socialmente esplosiva, che colpisce territori segnati da anni di
difficoltà produttive, vertenze irrisolte e incertezze sul futuro industriale. In assenza di un quadro chiaro di rilancio e di politiche industriali credibili, togliere anche gli ammortizzatori sociali
significa scaricare interamente il peso della crisi sui lavoratori e sulle loro famiglie.
“Tagliare le risorse in questa fase è una scelta grave e incomprensibile. Parliamo di persone che da anni vivono in una condizione di sospensione, legata a crisi industriali mai realmente risolte. Senza ammortizzatori non si colpiscono numeri, si colpiscono famiglie e comunità intere. È una decisione che va rivista immediatamente”, dichiara Federica Tilocca, segretaria regionale CISL Sardegna.
La CISL chiede al Governo nazionale e alla Regione Sardegna un intervento urgente per garantire la continuità degli strumenti di sostegno al reddito, collegandoli però a un vero piano di politica
industriale per le aree di crisi complessa. Non basta prorogare l’emergenza: serve una strategia che rimetta al centro lavoro, investimenti, riconversione produttiva e transizione energetica sostenibile.
“Portovesme e Porto Torres non possono essere lasciate sole. Serve un tavolo straordinario che unisca ammortizzatori, politiche attive e rilancio industriale. La Sardegna non può continuare a pagare il prezzo di ritardi e scelte nazionali che non tengono conto della nostra fragilità industriale e territoriale”, prosegue Tilocca.
La CISL Sardegna ribadisce la propria disponibilità a un confronto immediato con tutte le istituzioni e le parti sociali per individuare soluzioni strutturali. In assenza di risposte rapide, il
rischio è un ulteriore impoverimento economico e sociale di territori che hanno già dato troppo.
Il lavoro e la dignità delle persone non possono diventare una variabile secondaria delle politiche di bilancio. Servono responsabilità, visione e scelte