Intervento di Pierluigi Ledda – Segretario Generale CISL Sardegna
Tavolo 3 “Costruire il futuro: il ruolo dei sindacati tra formazione e lavoro”
Conferenza regionale per le Politiche del Lavoro – Oristano, 30 gennaio 2026
Il tavolo che ci ospita “Costruire il futuro” richiama a una responsabilità condivisa: quella di rendere le politiche del lavoro e formazione strumenti reali di sviluppo umano e sociale. La CISL Sardegna accoglie questa sfida con spirito propositivo, portando il proprio contributo di analisi, di proposta e di esperienza concreta maturata nel territorio.
Siamo in un passaggio di fase che richiede lucidità e visione.
Il Programma GOL – Garanzia Occupabilità dei Lavoratori – rappresenta la più significativa iniziativa di riforma delle politiche attive del lavoro degli ultimi anni, fortemente voluta all’interno del PNRR per rispondere in modo strutturale alla necessità di rafforzare i servizi per l’impiego, di accompagnare le persone nella transizione e di connettere meglio formazione e lavoro.
Il bilancio per la Sardegna, oggi, è articolato. Da un lato, va riconosciuto lo sforzo compiuto per attivare e consolidare una nuova impostazione basata sulla presa in carico personalizzata, sulla profilazione, sull’orientamento specialistico e sui percorsi formativi orientati al reinserimento. Si tratta di un cambiamento culturale e operativo non banale, che ha richiesto tempi di adattamento e un investimento importante da parte del sistema regionale, a partire dai Centri per l’Impiego e dall’ASPAL. Su questo mi preme sottolineare l’importanza del riconoscere il grande lavoro e la professionalità garantita dai lavoratori di Aspal impegnati a garantire l’attuazione delle politica attive.
Dall’altro, non possiamo ignorare le difficoltà incontrate nell’attuazione. I numeri ci dicono che alcuni obiettivi non sono stati raggiunti: la profilazione è stata parziale, i percorsi formativi sono partiti in ritardo e una parte significativa delle risorse disponibili non è stata spesa nei tempi previsti. Questo, però, non è un fallimento: è un segnale. Un segnale che indica dove e come intervenire per rendere più efficaci le nostre azioni future.
Il primo punto, dunque, che la CISL intende porre è quello della continuità. Il GOL, nella sua attuale formulazione, si concluderà a metà del 2026. È fondamentale, fin da ora, garantire che non vi sia alcuna interruzione nei servizi per il lavoro, nell’orientamento, nella formazione e nell’accompagnamento. Non possiamo permettere che i percorsi avviati si disperdano, né che i progressi ottenuti vadano perduti.
Per questo, riteniamo necessario che la Regione valuti con urgenza l’istituzione di un fondo regionale stabile per le politiche attive, che consenta di colmare il vuoto temporale e strategico tra la chiusura del GOL e l’avvio di eventuali nuovi strumenti nazionali o comunitari.
Si tratterebbe di un segnale forte: un impegno diretto della Regione sul terreno dell’occupabilità, della formazione, dell’inclusione attiva. Un fondo regionale permetterebbe di stabilizzare i servizi, pianificare con continuità e, soprattutto, continuare a offrire risposte concrete ai cittadini in transizione lavorativa.
Questo investimento, a nostro avviso, ha un valore anche simbolico: affermerebbe con chiarezza che il lavoro e le competenze sono una priorità politica permanente, non legata solo alle opportunità straordinarie del PNRR.
Accanto al tema delle risorse, c’è però un’esigenza altrettanto centrale: quella di rafforzare l’efficacia delle politiche attive, correggendo le fragilità emerse e capitalizzando le esperienze maturate. Vorrei soffermarmi brevemente su alcuni aspetti.
Anzitutto, il funzionamento dei Centri per l’Impiego e dei Servizi per il Lavoro privati.
I CPI rappresentano il cuore del sistema pubblico dei servizi per il lavoro. Ma questo cuore deve battere in sinergia ed in accordo con il sistema privato, altrimenti c’è il rischio che il sangue non affluisca correttamente verso coloro che ne dovrebbero beneficiare.
In Sardegna si registrano limiti strutturali legati al numero degli operatori, alla formazione continua, al peso delle incombenze burocratiche e a un’infrastruttura digitale ancora perfettibile. È necessario investire in capitale umano e in tecnologie, ma anche nel riorientamento del modello organizzativo, affinché CPI e Servizi per il Lavoro privati possano dedicare più tempo alla relazione con l’utenza e meno alla rendicontazione.
In secondo luogo, riteniamo essenziale rilanciare una governance integrata e collaborativa tra il sistema pubblico e gli enti privati accreditati. La CISL ritiene che, nel rispetto delle competenze e delle regole, gli enti accreditati possano rappresentare un alleato strategico nell’erogazione dei servizi di orientamento specialistico, formazione e accompagnamento al lavoro.
Non si tratta di sostituire il pubblico, ma di costruire un modello cooperativo, dove ogni soggetto contribuisce con le proprie competenze e risorse al raggiungimento di un obiettivo comune: far incontrare domanda e offerta, migliorare le competenze, facilitare l’ingresso stabile nel mercato del lavoro.
In questo senso, proponiamo la creazione di un tavolo permanente di coordinamento tra Regione, ASPAL, parti sociali e sistema degli enti accreditati, che possa orientare la programmazione, risolvere rapidamente le criticità operative e favorire l’allineamento tra politiche, strumenti e bisogni del territorio.
Terzo tema: la formazione. Il Programma GOL ha mostrato quanto sia difficile, ma fondamentale, costruire un’offerta formativa realmente coerente con i fabbisogni delle imprese e dei settori strategici. Troppo spesso, in passato, si è assistito a corsi disancorati dalle esigenze produttive o poco spendibili in termini occupazionali. Serve un osservatorio stabile sulle competenze, che aiuti a individuare tempestivamente i profili richiesti, i mestieri emergenti, le aree su cui investire. Formare per il lavoro – e non solo per la formazione – deve essere la bussola.
Infine, il tema della qualità dell’occupazione. In Sardegna, come nel resto del Paese, il rischio di polarizzazione è concreto: più occupati, ma spesso in condizioni instabili, con salari bassi e prospettive incerte.
La CISL insiste da tempo su un principio: la quantità di occupazione deve andare di pari passo con la sua qualità. Questo significa promuovere contratti stabili, salari adeguati, crescita professionale e carriere previdenziali sostenibili. Le politiche attive devono essere al servizio di questo obiettivo, e non limitarsi alla ricollocazione formale.
La CISL Sardegna guarda con favore a momenti come questo, di confronto aperto e strategico. Ma chiede che l’ascolto si traduca in impegni concreti e strutturali.
Servono risorse, certo. Ma serve soprattutto una visione condivisa: una politica del lavoro che guardi avanti, che coinvolga tutti gli attori, che metta al centro la persona e la dignità del lavoro.
Noi siamo pronti a fare la nostra parte, come sempre, con spirito costruttivo e senso di responsabilità.
La sfida che ci attende è grande, ma lo è anche la posta in gioco: offrire ai lavoratori e ai giovani sardi la possibilità non solo di lavorare, ma di farlo in modo stabile, competente e dignitoso.