Un’estratto dell’intervento del segretario generale della CISL SARDEGNA Pier Luigi Ledda – MARATONA PER LA PACE –
Abbasanta Nuraghe Losa – 10 novembre 2025.
In queste giornate, insieme, abbiamo dimostrato che la Sardegna c’è, e che la Sardegna sceglie la pace.
La pace non è mai un dono scontato. È una responsabilità collettiva.
Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte, a non rimanere spettatore, a diventare costruttore di convivenza, giustizia, libertà e fraternità.
Prima riflesssione. La Pace non è un concetto astratto, non è un sentimento indefinito: è un impegno concreto, quotidiano.
La CISL sceglie di mobilitarsi per dire con chiarezza:
NO a ogni conflitto, NO a ogni violazione dei diritti umani, NO alla logica dell’odio e della paura.
E SÌ alla pace, alla dignità, alla giustizia sociale.
Perché – per riprendere le parole di Papa Francesco – “La pace non si costruisce con le armi, ma con le mani tese, con il dialogo e con la giustizia.”
La pace, dunque, non è un’assenza. Non è un silenzio. Non è un momento di tregua tra due violenze.
La pace è scelta. È decisione. È lavoro. È volontà.
Essere per la pace significa non restare spettatori, ma essere artigiani di riconciliazione, seminatori di speranza, costruttori di ponti, in un tempo in cui la violenza, l’odio e l’indifferenza rischiano di diventare linguaggio comune.
E mentre parliamo di pace, il mondo ci ricorda – ogni giorno – quanto sia urgente e difficile questo cammino.
Oggi, nel mondo, sono più di cento i conflitti armati attivi.
Lo afferma il Comitato Internazionale della Croce Rossa, organismo autorevole e imparziale, che conosce da vicino le ferite dell’umanità.
Un dato impressionante, che fa tremare: milioni di persone vivono sotto le bombe, senza acqua, senza elettricità, senza libertà.
E spesso non ne sappiamo nulla.
Perché molte guerre non fanno notizia.
Perché molte sofferenze restano ai margini.
Perché la nostra attenzione vieni catturata da ciò che fa rumore, non da ciò che distrugge in silenzio.
Eppure i numeri sono lì, urlano da soli:
• il conflitto in Myanmar, settant’anni di guerra e persecuzioni;
• la guerra in Yemen, una delle peggiori crisi umanitarie del pianeta;
• la guerra tra Russia e Ucraina, che ha riportato la violenza nel cuore dell’Europa;
• la recente escalation tra Israele e i Territori palestinesi, con le sue vittime innocenti.
Dietro ogni cifra c’è un volto. Dietro ogni statistica c’è una famiglia.
Dietro ogni numero c’è una comunità.
Per questo non possiamo permetterci di guardare altrove.
Per questo la pace esige sguardo, coscienza, responsabilità.
Ecco perché oggi siamo qui: per ricordare, per scegliere, per affermare che la pace non è un’illusione, ma un cammino.
Con la consapevolezza che quel cammino – se non lo facciamo noi – non lo farà nessuno.
La seconda riflessione: la Maratona per la Pace è un cammino condiviso.
E se la pace nasce dai gesti, allora la Maratona per la Pace è la prova concreta che quei gesti esistono. È la testimonianza che un popolo intero – tappa dopo tappa – ha voluto dire: noi ci siamo.
Questa maratona non nasce oggi, qui al Nuraghe Losa.
È il frutto di un percorso che ha attraversato tutta la Sardegna, otto territori, otto comunità, un’unica anima.
Dal 30 ottobre a oggi abbiamo camminato. Insieme. Abbiamo incontrato lavoratori, giovani, famiglie.
Abbiamo dialogato con sindaci, amministratori, associazioni, volontari. Abbiamo condiviso preghiere, riflessioni, silenzi e emozioni.
Abbiamo ascoltato voci diverse, ma unite dallo stesso bisogno di pace.
In ogni tappa abbiamo trovato ascolto, partecipazione, voglia di esserci.
Perché, quando la causa è grande, il cuore delle persone risponde.
E oggi, qui, siamo arrivati alla tappa finale della maratona sarda: non un punto d’arrivo, ma un punto di ripartenza.
Siamo almeno 300, ma siamo molto di più. Siamo una comunità.
Abbiamo fatto un girotondo di fraternità intorno al Nuraghe Losa, uno dei simboli più profondi della nostra identità.
Un gesto semplice, ma potente:
un cerchio che chiude e unisce, un cerchio che protegge, un cerchio che abbraccia.
Abbiamo piantato otto ulivi, uno per ciascun territorio CISL della Sardegna.
Simboli delle nostre radici e del nostro futuro, testimoni silenziosi di ciò che siamo e di ciò che vogliamo diventare.
E poi abbiamo ascoltato voci:
voci del sindacato, delle istituzioni, del volontariato, delle comunità religiose.
Voci che oggi hanno camminato insieme.
Perché la pace è questo:
camminare insieme, mettere in comune, costruire comunità.
La Maratona per la Pace — in Sardegna e in tutta Italia — è un cammino di comunità, non di individui.
Un cammino che porta avanti un’idea semplice ma rivoluzionaria:
la pace non è un lusso, non è un accessorio, non è uno slogan.
È un dovere. È una scelta. È una strada che si percorre con gli altri.
E tra pochi giorni, il 15 novembre, questa strada si unirà alla grande manifestazione nazionale della CISL a Roma. La delegazione della Sardegna sarà lì.
Porterà il nostro abbraccio, il nostro impegno, la nostra voce.
Perché la nostra comunità c’è. È unita, sceglie la pace.
La terza riflessione riguarda il linguaggio: le parole contano. Se i gesti costruiscono la pace, le parole la rendono possibile. O la distruggono.
Viviamo un tempo in cui basta una parola per incendiare un clima. Basta una frase per demolire un dialogo.
Basta un post per dividere una comunità. Le parole attraversano la vita pubblica, i social, i media, le piazze, le scuole, i luoghi di lavoro.
Le parole diventano identità, appartenenza, contrapposizione.
E allora dobbiamo dirlo con lucidità:
le parole non sono neutre.
Le parole hanno un peso.
Le parole sono scelte.
Le parole costruiscono o feriscono.
Aprono ponti o alzano muri.
Avvicinano o isolano.
Creano futuro o lasciano macerie.
Per questo la CISL parla di comunicazione responsabile. Perché la pace nasce anche dal modo in cui parliamo, dal modo in cui ci rivolgiamo agli altri, dal modo in cui impariamo a riconoscerci.
La quarta riflessione: la pace nasce dal basso. La pace non è un accordo firmato in un palazzo.
Non è una conferenza internazionale. Non è una fotografia tra leader.
La pace nasce dal basso. Nasce nelle comunità. Nasce nei territori. Nasce nei luoghi di lavoro.
Nasce nelle famiglie, nelle scuole, nelle associazioni. Nasce nei gesti semplici, nei legami quotidiani, nella solidarietà concreta.
La dottrina sociale della Chiesa lo dice con forza: la pace è un’opera di giustizia e di partecipazione.
Non nasce nel silenzio, non nasce nella paura, non nasce quando si voltano gli occhi altrove.
La pace nasce quando una società riconosce la dignità di ciascuno. Quando mette al centro la persona. Quando difende chi è fragile. Quando protegge chi è solo.
Quando sostiene chi è in difficoltà. E questo è esattamente ciò che la CISL fa, ogni giorno.
La CISL non è solo un sindacato che contratta.
È una comunità che costruisce comunità.
È una forza che genera fiducia. È un luogo dove le persone si incontrano, si ascoltano, si aiutano.
Noi non rappresentiamo solo interessi:
Coltiviamo relazioni.
Coltiviamo solidarietà.
Coltiviamo futuro.
Perché lo sappiamo e lo diciamo con convinzione:
dove c’è dignità del lavoro, cresce anche la pace.
Dove c’è giustizia sociale, cresce la pace.
Dove c’è coesione, cresce la pace.
La pace non è un concetto astratto, ma un vissuto sociale.
E si costruisce insieme: passo dopo passo, mano nella mano, territorio per territorio.
Lo vediamo oggi qui, al Nuraghe Losa.
Lo abbiamo visto in ognuna delle otto tappe della maratona.
Lo vedremo a Roma il 15 novembre. Perché la pace ha bisogno di comunità che non si limitano a dire:
“Non tocca a me.” La pace ha bisogno di comunità che dicono:
“Ci metto la faccia.” “Ci sono.”
“Partecipo.”
“Contribuisco.”
“Costruisco.”
E allora lo diciamo con orgoglio: questo percorso, questa maratona, questa giornata,
non sono un esercizio di testimonianza. Sono un esercizio di democrazia.
Sono un esercizio di responsabilità. Sono un esercizio di comunità.
La pace nasce dal basso.
E noi, qui, oggi, lo stiamo dimostrando. La quinta riflessione riguarda la responsabilità del sindacato.
E qui veniamo a noi. Alla nostra identità.
Alla nostra storia. Alla nostra responsabilità.
La CISL non è nata per restare a bordo campo.
La CISL non è nata per assistere.
La CISL non è nata per commentare.
La CISL è nata per esserci.
Per intervenire. Per costruire.
Per proteggere. Per promuovere dignità, giustizia, libertà.
Siamo una forza sociale. Siamo una forza democratica.
Siamo una forza di comunità. Quando difendiamo il lavoro, difendiamo anche la pace.
Quando proteggiamo le persone, proteggiamo anche la pace.
Quando costruiamo coesione, costruiamo anche la pace.
Perché senza pace non c’è democrazia. Senza pace non c’è futuro.
Senza pace non c’è sviluppo. Senza pace non c’è lavoro.
E noi, come sindacato, lo sappiamo bene. E lo traduciamo in gesti concreti, non in slogan.
Lo facciamo costruendo reti sociali nei territori. Lo facciamo stando vicino ai lavoratori e alle lavoratrici.
Lo facciamo difendendo chi non ha voce. Lo facciamo promuovendo dialogo e partecipazione.
Lo facciamo sostenendo chi soffre, in Sardegna, in Italia e nel mondo.
E oggi ne abbiamo una prova concreta:
la raccolta fondi nazionale della CISL a favore della Croce Rossa Italiana – per aiutare le popolazioni colpite dalle guerre, ha superato 300.000 euro nelle prime settimane.
Non una promessa. Non un annuncio. Un gesto. Un atto di solidarietà reale. Un atto di pace.
E la Sardegna c’è. Ci sono le nostre sedi.
Ci sono le nostre categorie. Ci sono i nostri territori.
Ci sono i nostri delegati. Ci sono i nostri volontari.
Ci sono le nostre comunità. Ma possiamo fare di più.
Dobbiamo fare di più. E allora oggi rilanciamo questo appello:
partecipate, donate, promuovete la raccolta fondi.
Ogni euro è una goccia di pace. Ogni contributo è un gesto che salva una vita.
Ogni partecipazione è una scelta che conta.
Perché la pace non è un’idea.
È una concretezza.
È una responsabilità.
È un impegno.
E noi, come CISL, non indietreggiamo.
Non arretriamo.
Non ci giriamo dall’altra parte.
Non ci accontentiamo delle parole.
Noi la pace la costruiamo.
La proteggiamo.
La sosteniamo.
La seminiamo.
Siamo nati per questo:
per essere costruttori di comunità,
ponti tra persone,
luce nei momenti bui,
forza nei momenti difficili.
Lo voglio ribadire: la nostra responsabilità non finisce qui.
Riparte da qui.
In conclusione – La pace si costruisce
La pace non arriva da sola.
Non nasce per caso.
Non è un lusso di tempi tranquilli.
La pace è un cammino, come quelli che percorriamo ogni giorno nelle nostre terre:
si fa passo dopo passo, con determinazione, con responsabilità, con gesti concreti.
E richiede coraggio:
il coraggio di dire una parola giusta quando sarebbe più comodo tacere,
il coraggio di tendere la mano quando la paura divide,
il coraggio di scegliere l’umanità quando l’odio prova a gridare più forte.
Noi questo coraggio lo vogliamo mettere in campo.
Qui, oggi, in Sardegna.
In un tempo in cui troppe parole feriscono, noi scegliamo parole che uniscono.
In un tempo di tensioni, noi scegliamo solidarietà.
In un tempo di distanze, noi scegliamo vicinanza.
E oggi, con questa maratona che ha attraversato tutti i nostri territori, lo abbiamo dimostrato.
La raccolta fondi della CISL nazionale è la prova che la pace non è un’idea: è un’azione.
È un gesto concreto che arriva nelle mani di chi soffre.
E anche la Sardegna c’è, presente, generosa, concreta.
Per questo oggi chiediamo a tutti, con forza:
partecipate, promuovete, diffondete.
Ogni messaggio, ogni condivisione è una goccia che può diventare mare.
Un mare di pace, un mare che salva.
E il 15 novembre saremo a Roma.
Saremo in delegazione, insieme a migliaia di persone, per far sentire la voce della Sardegna che sceglie la pace.
Una Sardegna che non sta in silenzio.
Che non si volta dall’altra parte. Che cammina, che abbraccia, che costruisce.
Lo diciamo a voce alta, con la forza delle nostre comunità e con la fierezza della nostra terra:
noi stiamo dalla parte della pace. Sempre.