Martedì, 25 novembre 2025 13:58:58
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Oggi una delegazione della CISL sarda, con presenze da tutti i territori, a Roma per partecipare, per esserci, alla manifestazione finale della “Maratona per la Pace, Costruire la Convivenza Difendere la Democrazia”
Una maratona di quasi 60 eventi territoriali, a livello nazionale, tutti con sensibilità differenti e legate dallo spirito solidale pragmatico e autenticamente dialogante; otto eventi anche in Sardegna, con la manifestazione finale sarda al Nuraghe Losa. Un momento simbolico e profondo di ancoraggio della CISL Sarda, tutta insieme, in cerchio e con visione unita senza barriere, che ci ha portato oggi a a Roma.
Per trovare e riscoprire valori, percorsi immagini nitide del nostro agire, per la Pace. Che va custodita e difesa sempre, senza scordare ogni piccola fondamenta che dobbiamo rigenerare ogni giorno. Nel nostro quotidiano. Ed emerge un filo spesso e robusto, che tiene insieme e collega le parole e le riflessioni di Mattia Pirulli, Segretario Confederale Cisl che ha introdotto i lavori, con le conclusioni a Losa il 10 novembre, del Segretario Generale della Cisl Sarda Pier Luigi Ledda.
La CISL è questa: una biblioteca umana di valori e di azione.
Al servizio della Pace, pensando a tutte le guerre, testimoni del dialogo senza barriere, della convivenza democratica nella giustizia sociale.

Nelle sue conclusioni la Segretaria Generale Daniela Fumarola ha sintetizzato al meglio un percorso importnate, che è solo una tappa dell’agire della CISL.
“Grazie di cuore a tutti per essere qui, alle tante persone che hanno preso parola qui in presenza, o a distanza, a tutti coloro che sono intervenuti. Permettetemi però di esprimere una riconoscenza speciale da parte di tutta la Cisl, alle donne che abbiamo avuto l’onore e il privilegio di coinvolgere, tra cui, tre premi nobel per la Pace e una leader in esilio”. L’intervento di Daniela Fumarola all’Assemblea Nazionale della Cisl che conclude le iniziative della “Maratona per la Pace” si apre con un ringraziamento che non è mera formalità ed insiste sulle donne presenti – tre Nobel per la Pace, una leader in esilio – riconoscendole come testimoni esemplari di libertà. “Donne forti, coraggiose, che hanno consacrato la propria vita alla causa della libertà. Formidabili protagoniste di battaglie e di un impegno che sono – o dovrebbero essere – un monito e una guida per tutti i governanti.

Tutti i particolari della giornata sul sito della Cisl https://bit.ly/43vIwCg
Un’estratto dell’intervento del segretario generale della CISL SARDEGNA Pier Luigi Ledda – MARATONA PER LA PACE –
Abbasanta Nuraghe Losa – 10 novembre 2025.

In queste giornate, insieme, abbiamo dimostrato che la Sardegna c’è, e che la Sardegna sceglie la pace.
La pace non è mai un dono scontato. È una responsabilità collettiva.
Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte, a non rimanere spettatore, a diventare costruttore di convivenza, giustizia, libertà e fraternità.
Prima riflesssione. La Pace non è un concetto astratto, non è un sentimento indefinito: è un impegno concreto, quotidiano.
La CISL sceglie di mobilitarsi per dire con chiarezza:
NO a ogni conflitto, NO a ogni violazione dei diritti umani, NO alla logica dell’odio e della paura.
E SÌ alla pace, alla dignità, alla giustizia sociale.
Perché – per riprendere le parole di Papa Francesco – “La pace non si costruisce con le armi, ma con le mani tese, con il dialogo e con la giustizia.”
La pace, dunque, non è un’assenza. Non è un silenzio. Non è un momento di tregua tra due violenze.
La pace è scelta. È decisione. È lavoro. È volontà.
Essere per la pace significa non restare spettatori, ma essere artigiani di riconciliazione, seminatori di speranza, costruttori di ponti, in un tempo in cui la violenza, l’odio e l’indifferenza rischiano di diventare linguaggio comune.
E mentre parliamo di pace, il mondo ci ricorda – ogni giorno – quanto sia urgente e difficile questo cammino.
Oggi, nel mondo, sono più di cento i conflitti armati attivi.
Lo afferma il Comitato Internazionale della Croce Rossa, organismo autorevole e imparziale, che conosce da vicino le ferite dell’umanità.
Un dato impressionante, che fa tremare: milioni di persone vivono sotto le bombe, senza acqua, senza elettricità, senza libertà.
E spesso non ne sappiamo nulla.
Perché molte guerre non fanno notizia.
Perché molte sofferenze restano ai margini.
Perché la nostra attenzione vieni catturata da ciò che fa rumore, non da ciò che distrugge in silenzio.
Eppure i numeri sono lì, urlano da soli:
• il conflitto in Myanmar, settant’anni di guerra e persecuzioni;
• la guerra in Yemen, una delle peggiori crisi umanitarie del pianeta;
• la guerra tra Russia e Ucraina, che ha riportato la violenza nel cuore dell’Europa;
• la recente escalation tra Israele e i Territori palestinesi, con le sue vittime innocenti.

Dietro ogni cifra c’è un volto. Dietro ogni statistica c’è una famiglia.
Dietro ogni numero c’è una comunità.
Per questo non possiamo permetterci di guardare altrove.
Per questo la pace esige sguardo, coscienza, responsabilità.
Ecco perché oggi siamo qui: per ricordare, per scegliere, per affermare che la pace non è un’illusione, ma un cammino.
Con la consapevolezza che quel cammino – se non lo facciamo noi – non lo farà nessuno.
La seconda riflessione: la Maratona per la Pace è un cammino condiviso.
E se la pace nasce dai gesti, allora la Maratona per la Pace è la prova concreta che quei gesti esistono. È la testimonianza che un popolo intero – tappa dopo tappa – ha voluto dire: noi ci siamo.
Questa maratona non nasce oggi, qui al Nuraghe Losa.
È il frutto di un percorso che ha attraversato tutta la Sardegna, otto territori, otto comunità, un’unica anima.
Dal 30 ottobre a oggi abbiamo camminato. Insieme. Abbiamo incontrato lavoratori, giovani, famiglie.
Abbiamo dialogato con sindaci, amministratori, associazioni, volontari. Abbiamo condiviso preghiere, riflessioni, silenzi e emozioni.
Abbiamo ascoltato voci diverse, ma unite dallo stesso bisogno di pace.
In ogni tappa abbiamo trovato ascolto, partecipazione, voglia di esserci.
Perché, quando la causa è grande, il cuore delle persone risponde.
E oggi, qui, siamo arrivati alla tappa finale della maratona sarda: non un punto d’arrivo, ma un punto di ripartenza.
Siamo almeno 300, ma siamo molto di più. Siamo una comunità.
Abbiamo fatto un girotondo di fraternità intorno al Nuraghe Losa, uno dei simboli più profondi della nostra identità.
Un gesto semplice, ma potente:
un cerchio che chiude e unisce, un cerchio che protegge, un cerchio che abbraccia.
Abbiamo piantato otto ulivi, uno per ciascun territorio CISL della Sardegna.
Simboli delle nostre radici e del nostro futuro, testimoni silenziosi di ciò che siamo e di ciò che vogliamo diventare.
E poi abbiamo ascoltato voci:
voci del sindacato, delle istituzioni, del volontariato, delle comunità religiose.
Voci che oggi hanno camminato insieme.
Perché la pace è questo:
camminare insieme, mettere in comune, costruire comunità.
La Maratona per la Pace — in Sardegna e in tutta Italia — è un cammino di comunità, non di individui.
Un cammino che porta avanti un’idea semplice ma rivoluzionaria:
la pace non è un lusso, non è un accessorio, non è uno slogan.
È un dovere. È una scelta. È una strada che si percorre con gli altri.
E tra pochi giorni, il 15 novembre, questa strada si unirà alla grande manifestazione nazionale della CISL a Roma. La delegazione della Sardegna sarà lì.
Porterà il nostro abbraccio, il nostro impegno, la nostra voce.
Perché la nostra comunità c’è. È unita, sceglie la pace.
La terza riflessione riguarda il linguaggio: le parole contano. Se i gesti costruiscono la pace, le parole la rendono possibile. O la distruggono.
Viviamo un tempo in cui basta una parola per incendiare un clima. Basta una frase per demolire un dialogo.
Basta un post per dividere una comunità. Le parole attraversano la vita pubblica, i social, i media, le piazze, le scuole, i luoghi di lavoro.
Le parole diventano identità, appartenenza, contrapposizione.
E allora dobbiamo dirlo con lucidità:
le parole non sono neutre.
Le parole hanno un peso.
Le parole sono scelte.
Le parole costruiscono o feriscono.
Aprono ponti o alzano muri.
Avvicinano o isolano.
Creano futuro o lasciano macerie.

Per questo la CISL parla di comunicazione responsabile. Perché la pace nasce anche dal modo in cui parliamo, dal modo in cui ci rivolgiamo agli altri, dal modo in cui impariamo a riconoscerci.
La quarta riflessione: la pace nasce dal basso. La pace non è un accordo firmato in un palazzo.
Non è una conferenza internazionale. Non è una fotografia tra leader.
La pace nasce dal basso. Nasce nelle comunità. Nasce nei territori. Nasce nei luoghi di lavoro.
Nasce nelle famiglie, nelle scuole, nelle associazioni. Nasce nei gesti semplici, nei legami quotidiani, nella solidarietà concreta.
La dottrina sociale della Chiesa lo dice con forza: la pace è un’opera di giustizia e di partecipazione.
Non nasce nel silenzio, non nasce nella paura, non nasce quando si voltano gli occhi altrove.
La pace nasce quando una società riconosce la dignità di ciascuno. Quando mette al centro la persona. Quando difende chi è fragile. Quando protegge chi è solo.
Quando sostiene chi è in difficoltà. E questo è esattamente ciò che la CISL fa, ogni giorno.
La CISL non è solo un sindacato che contratta.
È una comunità che costruisce comunità.
È una forza che genera fiducia. È un luogo dove le persone si incontrano, si ascoltano, si aiutano.
Noi non rappresentiamo solo interessi:
Coltiviamo relazioni.
Coltiviamo solidarietà.
Coltiviamo futuro.

Perché lo sappiamo e lo diciamo con convinzione:
dove c’è dignità del lavoro, cresce anche la pace.
Dove c’è giustizia sociale, cresce la pace.
Dove c’è coesione, cresce la pace.
La pace non è un concetto astratto, ma un vissuto sociale.
E si costruisce insieme: passo dopo passo, mano nella mano, territorio per territorio.
Lo vediamo oggi qui, al Nuraghe Losa.
Lo abbiamo visto in ognuna delle otto tappe della maratona.
Lo vedremo a Roma il 15 novembre. Perché la pace ha bisogno di comunità che non si limitano a dire:
“Non tocca a me.” La pace ha bisogno di comunità che dicono:
“Ci metto la faccia.” “Ci sono.”
“Partecipo.”
“Contribuisco.”
“Costruisco.”
E allora lo diciamo con orgoglio: questo percorso, questa maratona, questa giornata,
non sono un esercizio di testimonianza. Sono un esercizio di democrazia.
Sono un esercizio di responsabilità. Sono un esercizio di comunità.
La pace nasce dal basso.
E noi, qui, oggi, lo stiamo dimostrando. La quinta riflessione riguarda la responsabilità del sindacato.
E qui veniamo a noi. Alla nostra identità.
Alla nostra storia. Alla nostra responsabilità.
La CISL non è nata per restare a bordo campo.
La CISL non è nata per assistere.
La CISL non è nata per commentare.
La CISL è nata per esserci.
Per intervenire. Per costruire.
Per proteggere. Per promuovere dignità, giustizia, libertà.
Siamo una forza sociale. Siamo una forza democratica.
Siamo una forza di comunità. Quando difendiamo il lavoro, difendiamo anche la pace.
Quando proteggiamo le persone, proteggiamo anche la pace.
Quando costruiamo coesione, costruiamo anche la pace.
Perché senza pace non c’è democrazia. Senza pace non c’è futuro.
Senza pace non c’è sviluppo. Senza pace non c’è lavoro.
E noi, come sindacato, lo sappiamo bene. E lo traduciamo in gesti concreti, non in slogan.
Lo facciamo costruendo reti sociali nei territori. Lo facciamo stando vicino ai lavoratori e alle lavoratrici.
Lo facciamo difendendo chi non ha voce. Lo facciamo promuovendo dialogo e partecipazione.
Lo facciamo sostenendo chi soffre, in Sardegna, in Italia e nel mondo.

E oggi ne abbiamo una prova concreta:
la raccolta fondi nazionale della CISL a favore della Croce Rossa Italiana – per aiutare le popolazioni colpite dalle guerre, ha superato 300.000 euro nelle prime settimane.
Non una promessa. Non un annuncio. Un gesto. Un atto di solidarietà reale. Un atto di pace.
E la Sardegna c’è. Ci sono le nostre sedi.
Ci sono le nostre categorie. Ci sono i nostri territori.
Ci sono i nostri delegati. Ci sono i nostri volontari.
Ci sono le nostre comunità. Ma possiamo fare di più.
Dobbiamo fare di più. E allora oggi rilanciamo questo appello:
partecipate, donate, promuovete la raccolta fondi.
Ogni euro è una goccia di pace. Ogni contributo è un gesto che salva una vita.
Ogni partecipazione è una scelta che conta.
Perché la pace non è un’idea.
È una concretezza.
È una responsabilità.
È un impegno.
E noi, come CISL, non indietreggiamo.
Non arretriamo.
Non ci giriamo dall’altra parte.
Non ci accontentiamo delle parole.
Noi la pace la costruiamo.
La proteggiamo.
La sosteniamo.
La seminiamo.
Siamo nati per questo:
per essere costruttori di comunità,
ponti tra persone,
luce nei momenti bui,
forza nei momenti difficili.
Lo voglio ribadire: la nostra responsabilità non finisce qui.
Riparte da qui.
In conclusione – La pace si costruisce
La pace non arriva da sola.
Non nasce per caso.
Non è un lusso di tempi tranquilli.
La pace è un cammino, come quelli che percorriamo ogni giorno nelle nostre terre:
si fa passo dopo passo, con determinazione, con responsabilità, con gesti concreti.
E richiede coraggio:
il coraggio di dire una parola giusta quando sarebbe più comodo tacere,
il coraggio di tendere la mano quando la paura divide,
il coraggio di scegliere l’umanità quando l’odio prova a gridare più forte.
Noi questo coraggio lo vogliamo mettere in campo.
Qui, oggi, in Sardegna.
In un tempo in cui troppe parole feriscono, noi scegliamo parole che uniscono.
In un tempo di tensioni, noi scegliamo solidarietà.
In un tempo di distanze, noi scegliamo vicinanza.
E oggi, con questa maratona che ha attraversato tutti i nostri territori, lo abbiamo dimostrato.
La raccolta fondi della CISL nazionale è la prova che la pace non è un’idea: è un’azione.
È un gesto concreto che arriva nelle mani di chi soffre.
E anche la Sardegna c’è, presente, generosa, concreta.
Per questo oggi chiediamo a tutti, con forza:
partecipate, promuovete, diffondete.
Ogni messaggio, ogni condivisione è una goccia che può diventare mare.
Un mare di pace, un mare che salva.
E il 15 novembre saremo a Roma.
Saremo in delegazione, insieme a migliaia di persone, per far sentire la voce della Sardegna che sceglie la pace.
Una Sardegna che non sta in silenzio.
Che non si volta dall’altra parte. Che cammina, che abbraccia, che costruisce.
Lo diciamo a voce alta, con la forza delle nostre comunità e con la fierezza della nostra terra:
noi stiamo dalla parte della pace. Sempre.


L’EVENTO REGIONALE AL NURAGHE LOSA, LUNEDÌ 10 NOVEMBRE ALLE ORE 15.00, PRIMA DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE IL 15 NOVEMBRE A ROMA. ANCHE IN SARDEGNA UN SOSTEGNO FORTE ALLA MARATONA DELLA PACE DELLA CISL: DOPO GLI 8 EVENTI TERRITORIALI, DI VALORE SOLIDALE E SOCIALE, SI CHIUDE A LOSA LA MARATONA PER LA PACE.

Una Maratona per la Pace, con iniziative in tutta l’isola: anche la Cisl sarda aderisce alla campagna nazionale lanciata dalla segretaria confederale Daniela Fumarola, e promuove momenti pubblici di riflessione, preghiera e testimonianza civile, in collaborazione con comunità locali, istituzioni, associazioni e realtà religiose. “Sono state otto tappe di grande valore, spiega il segretario generale Pier Luigi Ledda – che compongono un cammino condiviso, che si concluderà lunedì prossimo, al Nuraghe Losa di Abbasanta, alle 15, con una grande manifestazione regionale.
Parteciperanno delegazioni provenienti da tutta l’isola, rappresentanti delle istituzioni sarde, delle comunità religiose e della società civile. Dopo un corteo verso il Nuraghe e un girotondo simbolico attorno al monumento, segno di unità e fraternità, la manifestazione si concluderà con un momento di riflessione comune all’interno della struttura”.
CONCLUSE LE TAPPE DI AVVICINAMENTO
Sassari ha aperto il 30 ottobre, con un interessante iniziativa sulle parole sulla non violenza e quindi rivolte alla Pace; il 31 ottobre è toccato a Tortolì, con un momento di riflessione e preghiera per la pace nella Cattedrale Sant’Andrea. A Sanluri, Oristano, Iglesias e in Gallura tappe diverse ma nello stesso giorno, il 5 novembre: nel centro del Medio Campidano, la piantumazione simbolica di un ulivo e lettura pubblica di testi per la pace; a Oristano, al “Parco della Pace” ai Frati Cappuccini con messa a dimora di un ulivo e coinvolgimento di istituzioni e cittadini, mentre nella cittadina mineraria, nella sede della Cisl territoriale, si è tenuto un incontro sui temi della pace e della coesione sociale, con la partecipazione della Pastorale del Lavoro; infine, sempre il 5 novembre la Cisl della Gallura ha svolto le sue iniziative (piantumazione di ulivi e gesti simbolici di pace) nei principali centri, da Olbia a Tempio, La Maddalena, Palau e Arzachena e tanti altri Comuni. Ieri 7 novembre, a Cagliari, una fiaccolata – “Uniti sotto la bandiera della pace” – presso la scalinata della Basilica di Bonaria. Oggi, sabato 8 novembre, una simbolica e riuscita iniziativa sul Monte Ortobene, a Nuoro, con la marcia per la pace.
RACCOLTA DI FONDI PER LA CROCE ROSSA
“La Maratona per la Pace non è un’iniziativa isolata – sottolinea ancora il segretario Ledda -, è parte di un percorso nazionale che si sta svolgendo in tutta Italia e che culminerà con una grande Assemblea Nazionale a Roma il 15 novembre, per riaffermare che la pace non è mai un dono scontato ma una responsabilità condivisa. Vogliamo dare voce a una Sardegna che crede nella pace, nella convivenza e nella solidarietà. La pace si costruisce giorno per giorno, con gesti concreti, responsabilità e comunità unite”. E come gesto concreto anche la Sardegna sostiene la raccolta fondi nazionale a favore della Croce Rossa Italiana, destinata alle popolazioni vittime delle guerre.”
Lunedì alle ore 15.00 ad Abbasanta, al Nuraghe Losa e sabato prossimo a Roma.
“I dati diffusi dalla Banca d’Italia (incremento dell’economia sarda dello 0,7% nel primo semestre del 2025), come anche i dati nazionali sull’occupazione sono positivi, ma raccontano solo una parte della storia. Per capire davvero il mercato del lavoro di oggi, in particolare, non basta dire che va meglio o va peggio: dobbiamo guardare alle forze profonde che lo stanno trasformando”. E’ il commento del segretario generale della Cisl, Pier Luigi Ledda, che commenta i dati pubblicati nei giorni scorsi, con un focus particolare sugli occupati (ultima rilevazione ISTAT). “Si conferma un incremento in Sardegna di circa 6mila occupati su base annua e un tasso di occupazione salito al 57,7%, con una riduzione della disoccupazione all’8,3%. Sono segnali incoraggianti, che indicano una Sardegna in lento recupero, ma ancora con grandi squilibri interni tra aree urbane e zone interne, tra uomini e donne, tra giovani e over 50. Il mercato del lavoro sardo sta cambiando, ma senza politiche mirate rischia di crescere in modo diseguale.”
I dati sul mercato del lavoro per Ledda “vanno letti con prudenza: cresce soprattutto l’occupazione degli over 50, mentre i giovani qualificati faticano a entrare. In sanità, turismo, servizi, ICT e comparto artigiano ci sono posti vacanti che non si riescono a coprire”. La distanza tra la Sardegna e la media nazionale, inoltre, resta ancora ampia e riflette un ritardo strutturale: il tasso di occupazione sardo (57,7%) è di oltre 4 punti inferiore alla media italiana (61,9%), e addirittura di 10 rispetto al Nord; il tasso di disoccupazione, pur in netto miglioramento, è superiore di più di due punti rispetto alla media del Paese (8,3% contro 6,1%); il tasso di inattività resta tra i più alti d’Italia (quasi 37% contro il 33% nazionale); la quota di giovani NEET (19,6%) è ancora più alta della media nazionale (15,2%); i salari medi si mantengono più bassi di circa il 10–12% rispetto alla media nazionale.

“Il rischio – osserva Ledda – è che la Sardegna migliori in termini assoluti, ma non riduca il divario relativo con il resto del Paese. Senza una politica industriale e formativa mirata, rischiamo di crescere più lentamente e di lasciare indietro intere aree interne e generazioni di giovani qualificati.”

LE PRIORITÀ PER LA SARDEGNA

Per la CISL Sardegna è il momento di costruire un vero “Patto per lo Sviluppo, il Lavoro e la Formazione”, da collegare strettamente a quella che abbiamo definito Agenda Sardegna e alle modifiche di bilancio regionale. “Un patto – sottolinea il segretario della Cisl – non solo programmatico ma operativo, che unisca istituzioni, imprese, sindacati, università, enti di formazione e mondo della ricerca, per affrontare con strumenti concreti i tre grandi fattori di cambiamento – globalizzazione, transizione demografica e rivoluzione tecnologica”.

LETTERA APERTA ALLA PRESIDENTE TODDE

La Cisl Sardegna, con una lettera aperta alla Presidente della Regione, Alessandra Todde, chiede che si apra subito un confronto strutturato con le parti sociali “per condividere un percorso operativo sul Patto. La Sardegna ha bisogno di una visione comune e di una regia unitaria e per questo chiediamo alla Presidente di dare il segnale politico e istituzionale di un cambio di passo, con il coinvolgimento pieno delle forze sociali. È il momento di passare dalle parole agli strumenti e dalle strategie alle decisioni”.


La Sardegna è ai primi posti in Italia per spesa pro capite nel gioco on-line, con 1.663 euro per abitante, a fronte di una media nazionale di circa 1.350 euro. Allo stesso tempo, è tra le regioni con il maggior numero di famiglie composte da una sola persona: il 36% del totale, che supera il 40% nella fascia d’età oltre i 75 anni. È il quadro emerso nel corso della riunione del Consiglio generale di Anteas Sardegna, svoltasi oggi.
“Sono numeri che parlano di un disagio silenzioso, di una solitudine crescente e di un tessuto sociale che va ricucito con urgenza. Dietro questi dati – ha detto Pier Luigi Ledda, segretario generale della CISL Sardegna, intervenendo ai lavori – ci sono persone, anziani soli, giovani disorientati, famiglie in difficoltà. La risposta non può essere solo assistenziale, ma deve essere comunitaria: ricostruire relazioni, prossimità, fiducia. È questo il ruolo del Terzo Settore e della rete Anteas, una vera e propria infrastruttura sociale dell’Isola.”
Il presidente nazionale dell’associazione, Giuseppe Di Biase, presente ai lavori, ha richiamato il progetto “Mind the Gap”, promosso da Anteas nazionale e dedicato al tema del gioco on-line e delle nuove forme di dipendenza e isolamento sociale.
“Mind the Gap – ha ricordato Di Biase – ci invita a colmare i vuoti sociali, a riempire gli spazi di solitudine con relazioni autentiche, solidarietà e prossimità. È un impegno che riguarda tutti noi, soprattutto in una regione come la Sardegna, dove i fenomeni di fragilità e solitudine si intrecciano con le nuove povertà digitali.”
Tra le esperienze positive è stato citato anche il Premio di Poesia e Prosa “Bonfanti” in lingua sarda, promosso da Anteas, FNP e IAL CISL, che valorizza le scuole e la cultura locale.
“Un’iniziativa che unisce memoria e futuro – ha aggiunto Ledda – perché anche la cultura è solidarietà: rafforza le radici, crea legami e avvicina le generazioni.”
Il segretario generale ha poi richiamato le iniziative nazionali e regionali in corso, dalla Maratona per la Pace, che il 10 novembre farà tappa al Nuraghe Losa, alla raccolta di solidarietà della CISL per la Croce Rossa, fino al percorso “Agenda Sardegna”, “che mira a sostenere un percorso di ripartenza economico e sociale della Sardegna e a rafforzare la presenza della CISL nei luoghi di lavoro e nei territori.”
“Il compito del sindacato – ha concluso Ledda – è colmare i vuoti e tessere legami.
Il nostro modello di partecipazione parte dalle persone, dal lavoro, dalle comunità locali.
Non si combattono il disagio sociale, la solitudine o la dipendenza dal gioco se non rimettendo al centro la relazione umana, la solidarietà e la responsabilità collettiva.”
Oltre il 30% degli studenti sardi non raggiunge i livelli minimi di competenza in italiano e matematica, secondo i dati INVALSI; la dispersione scolastica resta stabile al 17,3%, il 19,6% dei giovani è NEET, cioè non studia e non lavora, e il numero di adulti con scarse qualifiche rimane tra i più elevati d’Italia”.
Così il segretario confederale della Cisl sarda, Mirko Idili, che interviene sulla riduzione delle autonomie scolastiche nell’Isola. “Questi dati – afferma – ci danno la fotografia di un sistema educativo che, nonostante l’impegno quotidiano di insegnanti, dirigenti e personale scolastico, continua a scontare le difficoltà strutturali, geografiche e sociali della nostra Isola”. Il segretario Cisl precisa che “la riduzione delle autonomie scolastiche prevista dal Ministero, comporterebbe per la Sardegna la perdita di nove istituzioni scolastiche autonome, portando il numero complessivo da 232 a 223. Si tratta – sottolinea Idili – di un ulteriore taglio che si aggiunge a quelli già subiti negli ultimi anni e che, se attuato senza correttivi, rischia di indebolire ancora di più la rete educativa e formativa regionale, con gravi conseguenze sulla qualità del servizio scolastico e sulla coesione delle nostre comunità, in quanto si contrappongono le piccole realtà dell’interno alle grandi aree metropolitane”. Proprio in questi giorni si è aperto, nelle province sarde il confronto tra istituzioni, enti locali e parti sociali per valutare la proposta contenuta nelle Linee guida regionali sulla programmazione della rete scolastica 2026/2027. “Come Cisl partecipiamo attivamente a questo percorso e chiediamo che ogni decisione sia il risultato di un confronto trasparente, serio e responsabile, capace di coniugare efficienza organizzativa e tutela del diritto allo studio, nell’ottica di un equilibrio reale tra territorio e qualitàdell’offerta formativa. Riteniamo – sostiene ancora Idili – che la riorganizzazione della rete scolastica non possa e non debba ridursi a una semplice questione numerica, ad un freddo taglio di autonomie scolastiche”. La Cisl chiede, quindi, che la Regione presenti anche per l’anno scolastico 2026/2027 “una richiesta di deroga, come già avvenuto lo scorso anno, così da salvaguardare le autonomie situate nei territori soggetti a forte spopolamento e declino demografico. Serve un vero Patto istituzionale che metta al centro le persone e i territori: le decisioni sulla rete scolastica devono nascere dal confronto tra i diversi soggetti istituzionali coinvolti e le parti sociali. Solo così potremo costruire una scuola vicina ai cittadini, capace di garantire pari opportunità a tutti gli studenti sardi e di sostenere il diritto all’apprendimento come diritto di cittadinanza. Siamo convinti che la tutela del sistema scolastico passa anche dall’esercizio della specialità statutaria della nostra Regione che assegna alla Sardegna competenze primarie e concorrenti in materia di istruzione e formazione. L’articolo 5 dello Statuto speciale riconosce alla Regione la facoltà di adattare le leggi dello Stato alle proprie condizioni particolari, consentendo quindi di modellare le politiche educative in funzione delle esigenze del territorio e della popolazione. Questo principio – conclude il segretario – deve essere per noi una leva politica e giuridica per richiedere al Governo una applicazione flessibile del dimensionamento scolastico, coerente con la realtà sarda e con la nostra autonomia”.