Lunedì, 30 marzo 2026 15:19:55
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Ripercorriamo il suo intervento importante e autorevole.
“Il Congresso rappresenta una occasione per ritrovarci e per rilanciare insieme una visione del Paese e dei territori che parta, prima di tutto, dal lavoro.
Il mio intervento di oggi si colloca, certo, in un contesto politico. Ma nasce soprattutto dallo spirito che ha animato in questi mesi il cammino congressuale della CISL e della CISL Sarda.
Un cammino vero, partecipato, radicato nei territori, nelle categorie. Un percorso di ascolto e confronto, che ha messo a fuoco i problemi reali delle persone.
E che ci consegna un messaggio chiaro e forte: Il mondo del lavoro e la Sardegna hanno bisogno di scelte coraggiose, concrete, urgenti.
Non possiamo più permetterci il lusso dell’attesa, del rinvio, dell’incertezza”.
Prosegue Ledda “La relazione di Daniela Fumarola è stata poderosa e lucida.
Lo hanno già detto in tanti: un intervento di grande spessore, capace di tenere insieme visione e concretezza, profondità e responsabilità. Un punto di riferimento solido e di prospettiva per il lavoro che ci attende, una relazione che condivido totalmente. Mi soffermo in particolare sul tema del Mezzogiorno come fattore di sviluppo”.
Nell’intervento richiama ancora la Fumarola “Lo ha detto bene Daniela: serve una nuova visione del Mezzogiorno, con un richiamo forte al Piano Mattei come opportunità per riequilibrare sviluppo e responsabilità.E con una ZES (Zona Economica Speciale) che sia vera agenzia per lo sviluppo, non solo cornice normativa, ma leva strategica per attrarre investimenti, creare lavoro, innovare”.
I temi dell’Isola
1. Il primo nodo è il lavoro
“Anche la Sardegna sta attraversando una fase importante sul piano occupazionale, con segnali positivi che vanno riconosciuti.
Ma il dato quantitativo, da solo, non basta. Dobbiamo interrogarci sulla qualità del lavoro che si sta generando: è stabile? È qualificato? È ben retribuito?
La nostra ambizione è chiara: vogliamo lavoro buono, sicuro, dignitoso.
Per raggiungerlo serve una nuova politica industriale, moderna e lungimirante, capace di investire su innovazione, sostenibilità, competenze, e sulle reali vocazioni produttive dei territori.
Solo così potremo costruire occupazione solida e duratura, attrarre investimenti e fare della Sardegna non una periferia, ma un laboratorio di sviluppo e coesione.
Per raggiungere questo obiettivo serve una nuova visione industriale: non nostalgica, ma capace di guardare avanti.Una politica che punti su innovazione, sostenibilità, filiere intelligenti, in grado di creare valore vero.Abbiamo bisogno di attrarre investimenti sani, non assistiti, e di valorizzare fino in fondo le vocazioni produttive dei nostri territori.
Serve anche un forte rilancio delle vertenze industriali del Sulcis e di Porto Torres: Portovesme Srl, Sider Alloys, Eurallumina, Matrica. Non si tratta di rivendicazioni locali, ma di questioni strategiche nazionali. La produzione di ferro, zinco, alluminio e lo sviluppo della chimica verde sono elementi centrali per la transizione ecologica, la coesione territoriale e il lavoro qualificato.
E accanto a questo, una grande opportunità: l’Einstein Telescope, a Lula, nell’interno della Sardegna.
Si tratta di un osservatorio sotterraneo di onde gravitazionali di terza generazione, parte di un grande progetto europeo, che coinvolgerà oltre mille scienziati e mobiliterà circa due miliardi di euro.
Un’infrastruttura scientifica d’avanguardia, che può trasformare la Sardegna in un polo internazionale della fisica fondamentale, generando occupazione qualificata, innovazione tecnologica e crescita sostenibile.
Non è solo scienza: è sviluppo, futuro, speranza per i giovani e per l’intera Sardegna”.

2. Il secondo: la Transizione energetica
La Sardegna è al bivio: può subire il cambiamento oppure governarlo.
Noi vogliamo che la Sardegna sia protagonista della transizione ecologica.
Non solo territorio che “ospita” impianti, ma terra in cui si crea lavoro, innovazione, valore redistribuito.
Serve una strategia coerente che tenga insieme decarbonizzazione, sicurezza energetica e coesione sociale.
Ma nel 2025 la Sardegna è ancora priva del metano, unica regione italiana senza accesso a questa fonte di energia di transizione.
Un ritardo strutturale che genera un differenziale di costo energetico altissimo, che penalizza famiglie, imprese e opportunità.
Colmare questo divario è una priorità assoluta. Una priorità, anch’essa, nazionale.
La transizione non può diventare una nuova forma di disuguaglianza”.

3. Il terzo: le Infrastrutture
“La Sardegna sconta ritardi cronici nelle infrastrutture: mobilità, trasporti, digitalizzazione, reti idriche e sanitarie. La carenza infrastrutturale incide sulla qualità della vita, sulla competitività e sull’inclusione.
L’insularità, riconosciuta finalmente dalla Costituzione italiana come principio di riequilibrio, deve tradursi in azioni concrete.Mi soffermo solo su un punto.
Siamo l’unica regione, ancora oggi, senza una rete ferroviaria moderna; Nuoro è l’unico capoluogo d’Italia non raggiunto dal treno; nessuna merce viaggia su ferro, tutto su gomma. È tempo di cambiare. Come CISL sarda chiediamo si faccia subito uno studio di fattibilità per il raddoppio e la completa connessione ferroviaria.
Solo così potremo velocizzare la rete, renderla moderna e integrata con porti, aeroporti, territori produttivi, comunità”.
Partecipazione e fiducia: un nuovo patto per la Sardegna
“Trasporti, energia, industria, sanità, formazione, lavoro: sono queste le sfide cruciali che vogliamo affrontare con serietà, competenza e spirito costruttivo. La CISL Sardegna è da tempo protagonista di un confronto aperto e leale con la Presidente della Regione, finalizzato a dare vita a un vero Patto per lo Sviluppo e il Lavoro.
Anche in questo ci riconosciamo pienamente nella visione della nostra Segretaria Generale, Daniela Fumarola, che guida una CISL concreta, innovativa, pragmatica, sempre più vicina alle persone. Una CISL che vuole affrontare le nuove disuguaglianze con strumenti nuovi e coraggio.
Accogliamo con convinzione il suo appello ad aprire una nuova stagione di responsabilità condivisa.
Un vero “Patto della responsabilità”, fondato su alleanze forti tra istituzioni, parti sociali e comunità. Solo così potremo costruire un’Italia più giusta, inclusiva e coesa.
In questa prospettiva, l’approvazione della Legge 76 sulla partecipazione segna una svolta storica per le relazioni industriali italiane.
La CISL ha sempre creduto in questa riforma, anche quando altri esitavano.
Ora è tempo di passare dalle parole ai fatti: portare la partecipazione dentro i luoghi di lavoro, nelle imprese, nella contrattazione. Perché partecipazione significa democrazia, corresponsabilità, qualità del lavoro”.

In conclusione: il valore della pace “C’è un valore che attraversa tutto: la pace.
In un mondo lacerato da guerre e tensioni, la CISL riafferma la sua vocazione sociale e umanistica.
L’elezione di Papa Leone XIV, che richiama nel nome la dottrina sociale di Leone XIII, è un segnale forte. Perché, come scriveva nella Rerum Novarum:
“Non c’è pace senza giustizia. E non c’è giustizia dove il lavoro è sfruttato, precarizzato, dimenticato.” Noi, come CISL, ci siamo. Con il peso della nostra storia. Con la forza della nostra autonomia. Con la concretezza delle nostre vertenze. E con la credibilità delle nostre proposte. E la Sardegna non può più accontentarsi di chiedere spazio. Deve rivendicare – con determinazione – il diritto a contare.
Non per privilegio, ma per giustizia. Non per dividersi, ma per contribuire di più e meglio al futuro del nostro Paese. Buon congresso a tutti e viva la Cisl”
Inizia a Roma il XX Congresso Nazionale della CISL, il CORAGGIO della PARTECIPAZIONE
La relazione della Segretaria generale CISL Daniela Fumarola tiene insieme i temi internazionali e nazionali, dello sviluppo e coesione, dell’ambiente e delle transizioni, una politica industriale più forte, della sicurezza sui luoghi di lavoro, dell’inclusione e della cultura e formazione.
Un nuovo umanesimo del lavoro incrocia le strade del cambiamento possibile, partecipato e non subito.
La CISL si muove con determinazione e responsabilità per dar crescere il Paese, partendo dalle persone e dai territori.
“È tempo di stringere un grande Patto della responsabilità: Governo, Sindacato e Sistema delle imprese che partecipino insieme verso obiettivi comuni. Nel solco di quanto ha ricordato a tutti noi il Presidente Mattarella al quale oggi rivolgiamo il nostro più sincero e caloroso saluto. Investiamo in un grande accordo per la crescita e la coesione sociale, che unisca le parti riformiste e responsabili.
Per rimuovere tante, troppe tare antiche. Per fare le riforme che attendiamo da decenni, rispondere alle urgenze che bussano alla porta in questa stagione di sfide epocali”
#Cislsardavocedellasardegna
#DanielaFumarola a XX #CONGRESSOCISL #ilCoraggioDellaPartecipazione
In data odierna si è tenuta presso la Prefettura di Cagliari la prima riunione dell’Osservatorio Regionale sulle Periferie, un Organismo istituito con D.M. 28 giugno 2024, che il 9 luglio u.s ha visto la prima riunione dell’Organismo nazionale.
In Sardegna l’Osservatorio Regionale avrà un compito di analisi, raccolta dati e problematiche attinenti alle tematiche generali delle periferie, partendo dagli elementi statistici e di cornice, che permettono all’Osservatorio di lavorare con maggiore precisione e incisività sulle eventuali proposte che verranno mandate poi al livello nazionale.
Alla riunione ha partecipato la CISL Sardegna, con altri soggetti istituzionali e pubblici (tra i quali il Questore, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza – la Procura e la Corte d’Appello, l’Istat,l’ USR, il Ministero della Cultura, l’INL, il Ministero Imprese e Made in Italy) e delle parti sociali (CGIL, CISL, UIL ANCI, Forum Terzo Settore, Ance).
La prima riunione ha visto una presentazione degli obiettivi dell’Osservatorio, con un metodo di lavoro condiviso, con la creazione di almeno tre gruppi di lavoro per macro aree di intervento, ed il Prefetto ha condiviso l’esigenza di aprire alla partecipazione di altri soggetti Istituzionali e non.
Nella riunione si è sviluppata una prima analisi comune dei macro fattori che incidono negativamente sulle periferie (che per la Sardegna sono di diverse tipologie) e un primo inquadramento condiviso sui dati di contesto della Sardegna che sono utili per il lavoro dell’Osservatorio.
Per la Cisl sarda è stata l’occasione per mettere a fuoco alcune problematiche (spopolamento e tenuta dei servizi – disagio giovanile – dispersione scolastica e povertà culturale – sistema di protezione welfare con tematiche di giovani e anziani – marginalità e immigrati) che si muovono dentro il tema delle periferie, considerando tutta l’Isola una periferia.
Per la Cisl sarda occorre mettere insieme non solo le criticità ma anche le buone pratiche e gli esempi e le azioni positive che possono contaminare il territorio isolano, con una richiesta di intervento rispetto alle volontà di tutti i soggetti coinvolti (anche del terzo settore) e con le adeguate risorse.
La sintesi del primo tavolo ci ha portato a condividere una prossima data per la metà settembre, con i diversi dati richiesti ai soggetti titolari e la possibilità di approfondire le tematiche e poter fare le proposte per il livello nazionale.
E’ importante sottolineare che, con la piena condivisione del Prefetto, che ha coordinato l’Osservatorio, le parti hanno chiesto la previsione di Osservatori territoriali, che potranno lavorare in sinergia per costruire dal basso le analisi e proposte.
Il tema delle periferie racchiude buona parte delle proposte e riflessioni che la Cisl sarda sta portando avanti, a livello regionale e sui territori, con le varie declinazioni che possono agevolare le urgenti risposte necessarie per arginare i vari fenomeni che le nostre periferie vivono da tempo.
Ogni estate si ripete lo stesso copione: strade intasate, ore in coda, camion e auto ovunque. E nel frattempo, i treni restano pochi, lenti, scollegati. Siamo un’isola, ma questo non può significare isolamento, non nel 2025”. A dirlo è Pier Luigi Ledda, segretario generale della Cisl sarda, che, ancora una volta, chiede con forza un cambio di passo sulla mobilità interna dell’isola. “Non è più il tempo delle analisi, dei rinvii, delle promesse. Serve un progetto concreto, serio, strutturale – afferma Ledda -, serve una ferrovia moderna, veloce, connessa. Perché senza mobilità non c’è sviluppo, senza collegamenti non c’è lavoro e senza trasporti efficienti la Sardegna resta indietro”.
Uno dei nodi più critici, secondo la Cisl, riguarda l’assenza totale del trasporto merci su rotaia, che costringe tutta la logistica sarda su gomma, con pesanti ricadute sui costi per le imprese e, a cascata, per le famiglie. “Ma gli effetti – sottolinea il leader della Cisl sarda – non sono solo economici. Il traffico crescente nei centri urbani ha conseguenze dirette anche sulla salute e sulla sicurezza delle persone. Aumentano i livelli di inquinamento atmosferico e acustico, si aggravano le patologie respiratorie, peggiora la qualità della vita. E c’è un altro dato che non può più essere ignorato: il costo in termini di sicurezza.”
Una mobilità sbilanciata sul trasporto stradale comporta, per il sindacato, un numero più elevato di incidenti, più esposizione al rischio per i cittadini, per i lavoratori della logistica, dell’autotrasporto, dei servizi urbani. “Più traffico su gomma significa più incidenti, più infortuni, più costi sociali ed economici. Una rete ferroviaria efficiente, invece, è anche un investimento nella sicurezza collettiva. Per questo sollecitiamo l’avvio immediato di uno studio di fattibilità tecnico-economica – dichiara ancora Pier Luigi Ledda -, che riguardi il raddoppio della linea ferroviaria Sulcis–Cagliari–Oristano–Macomer–Sassari–Olbia; la realizzazione della tratta Abbasanta–Nuoro (per collegare finalmente il cuore della Sardegna alla rete principale); la velocizzazione dell’intera rete fino a 200–220 km/h; l’integrazione diretta con porti e aeroporti (Cagliari, Olbia, Porto Torres, Elmas, Alghero); il rilancio del trasporto merci su rotaia, anche tramite intermodalità ferro-mare; un piano complessivo per fermare lo spopolamento, creare opportunità, unire territori”.
La Cisl Sarda, insieme alla Fit Cisl, chiede che il Ministero delle Infrastrutture, RFI e la Regione Sardegna si attivino senza perdere altro tempo. “Le risorse ci sono: PNRR, fondi europei, fondi di coesione, risorse ordinarie. Ora servono scelte politiche forti e una regia unitaria. Chiediamo alla Regione – conclude Ledda – di aprire un confronto vero con il Governo e con l’Europa. La Sardegna ha diritto a infrastrutture all’altezza, ha diritto a viaggiare più veloce. Ma soprattutto, ha diritto a muoversi in modo sicuro, sano, sostenibile. Non può restare ferma mentre il resto del Paese corre”.
Il Segretario Generale della Cisl Sarda Pier Luigi Ledda interviene oggi alla Conferenza regionale dell’Immigrazione, in corso di svolgimento a Olbia.
“I migranti non sono un problema da gestire, ma persone da valorizzare. La Cisl, con l’Anolf, la nostra associazione di volontariato fondata da lavoratori italiani e stranieri, lo sostiene con forza da tempo: è essenziale riconoscere il valore reale dei lavoratori migranti, già oggi fondamentali in tanti settori chiave della nostra economia, dall’agricoltura all’edilizia, al turismo, alla cura alla persona”.
LA REALTA’ SARDA
“Dopo aver analizzato la situazione demografica dell’Isola e ciò che ne consegue (“partiamo da un dato innegabile, la Sardegna è oggi la regione con il più basso tasso di natalità d’Italia. In dieci anni abbiamo perso oltre 70.000 residenti. Il PIL cala perché cala l’energia sociale, la densità produttiva e il lavoro vivo nei territori) meno persone significa meno forza lavoro, meno consumi, meno entrate fiscali, meno servizi pubblici sostenibili. Il sistema produttivo si restringe, l’economia perde capacità di crescere. Il ruolo dei lavoratori migranti, per la Cisl è una realtà già presente. Senza il loro apporto quotidiano, molte imprese sarebbero costrette a ridurre l’attività o addirittura a chiudere. Parliamo di persone che lavorano, versano contributi, affittano case, mandano i figli a scuola e contribuiscono concretamente al PIL regionale. Non si tratta, quindi, “di ospiti temporanei, ma di parte della nostra comunità produttiva e sociale”.
LE CRITICITA’: IL DECRETO FLUSSI
“A fronte di una presenza consolidata, per la Cisl il decreto flussi, che dovrebbe regolare in modo ordinato e legale l’ingresso dei lavoratori stranieri, “è oggi un meccanismo burocratico, rigido e scollegato dai reali bisogni del territorio. Le quote non rispecchiano i fabbisogni, i tempi sono incompatibili con quelli delle imprese, e spesso il risultato è che le persone restano bloccate, invisibili, o finiscono in circuiti irregolari. Serve una programmazione vera, fondata su dati aggiornati e sul confronto con chi il territorio lo conosce: Regioni, parti sociali, imprese, organizzazioni del lavoro devono avere un ruolo attivo, non si può programmare i flussi da Roma, ignorando la realtà dei territori”.
INSERIMENTO
“Deve essere efficace, basato sulla valutazione delle competenze, allineato ai bisogni reali delle imprese, basato su percorsi professionali dignitosi, stabili e regolari. Non si tratta di tappare i buchi con manodopera generica, ma di valorizzare persone, che devono essere tutelate, accompagnate e messe nelle condizioni di restare nel sistema lavoro con continuità e dignità. Ciò che Anolf Sardegna fa da anni, anche con progetti di microcredito per l’avvio di piccole attività imprenditoriali, la creazione di cooperative di servizi, il rafforzamento di competenze professionali attraverso l’autoimpiego”.
Nel suo intervento Pier Luigi Ledda ha parlato anche delle lungaggini burocratiche per il rinnovo dei permessi di soggiorno, dell’inclusione abitativa, della necessità di organizzare corsi di lingua italiana funzionale al lavoro, la formazione professionale nei settori dove mancano competenze, la possibilità di riqualificazione per valorizzare competenze già acquisite altrove.
“In una Sardegna che invecchia, si svuota e rallenta – ha concluso il segretario della Cisl sarda -, il lavoro dei migranti non è una minaccia, ma una risorsa da governare, valorizzare e integrare. Non basta accogliere, serve costruire integrazione. Servono visione e coraggio”.
Le Confederazioni sarde hanno scritto oggi alla Regione con la richiesta attivazione della sospensione delle attività lavorative nelle ore più calde per prevenzione rischio stress termico e colpi di calore.

CGIL, CISL e UIL della Sardegna chiedono di agire e prevedere misure tempestive e strutturate per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori esposti a condizioni climatiche estreme, in particolare durante i periodi di forte calura estiva. Come già disciplinato con l’Ordinanza della Presidente della Regione n. 5 del 18 luglio 2024, che vietava lo svolgimento di attività lavorativa nei settori agricolo, florovivaistico, igiene ambientale e nei cantieri edili nelle ore più calde della giornata (dalle 12:30 alle 16:00), nei giorni in cui le mappe di rischio di Worklimate segnalano livelli di pericolo “ALTO”, si ritiene fondamentale rendere strutturale e preventiva tale misura anche per la stagione estiva in corso e per i settori a rischio.

Alla luce dell’incremento delle temperature e delle proiezioni meteo che segnalano già per i prossimi giorni picchi termici significativi in diverse aree della regione, CGIL CISL UIL della Sardegna chiedono l’attivazione immediata delle misure di sospensione delle attività lavorative in condizioni di esposizione prolungata al sole, nei settori già indicati e in tutti quelli ove il rischio per i lavoratori sia analogo, in coerenza con quanto già normato e con le indicazioni del sistema di allerta Worklimate sviluppato da INAIL e CNR.

Si evidenzia inoltre che altre Regioni in queste ore stanno adottando provvedimenti analoghi a quelli da noi proposti per l’Isola, a conferma della rilevanza nazionale della problematica e della necessità di un intervento coordinato e immediato a tutela della salute dei lavoratori.
E’ indispensabile l’adozione di un atto normativo urgente, simile all’ordinanza del 2024, che consenta alle imprese e agli enti preposti di intervenire tempestivamente per garantire la salute dei lavoratori, prevenendo infortuni gravi o eventi letali legati allo stress termico.