Sabato, 28 marzo 2026 12:57:54
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Quattro pilastri e obiettivi ben chiari: coesione sociale, lavoro e sviluppo in tutti i territori dell’Isola.

Siamo CISL Sardegna, 100% Sindacato.
si è svolto a Cagliari, nella Chiesa di San Giuseppe in Via San Giorgio, il confronto su un tema attualissimo: l’intelligenza artificiale. E’ intervenuto anche Pier Luigi Ledda Segretario generale della Cisl Sarda.
La posizione della CISL sarda é molto chiara.
”Noi non siamo un sindacato che teme l’innovazione. Siamo un sindacato che vuole governarla socialmente. La questione non è fermare il cambiamento ma indirizzarlo. Non bisogna lasciare che l’innovazione sia guidata soltanto dalla riduzione dei costi o dalla ricerca di vantaggi competitivi di brevissimo periodo, ma deve essere uno strumento capace di aumentare produttività, qualità del lavoro, competenze e coesione sociale, ha dichiarato Pier Luigi Ledda, Segretario generale CISL Sarda”.
Una giornata di confronto e visione quella che si è svolta oggi a Bonarcado, in occasione del Consiglio Generale della categoria dei postali.
Un momento importante per fare il punto sulle principali questioni che interessano i lavoratori degli uffici postali e della distribuzione.
Il Segretario Confederale Regionale della CISL Sardegna, Mirko Idili, ha espresso – a nome della CISL Regionale – un sincero apprezzamento per il lavoro del Gruppo Dirigente della SLP CISL, che con competenza, dedizione e senso di responsabilità continua a rappresentare e tutelare al meglio le lavoratrici e i lavoratori del settore.

I dati più recenti sull’occupazione diffusi dall’Istat consegnano un quadro che merita una riflessione seria, soprattutto alla vigilia dell’8 marzo. Dietro i numeri del mercato del lavoro italiano emerge
infatti una tendenza che non può essere ignorata: il sistema economico continua a crescere lentamente, ma lascia indietro proprio due categorie decisive per il futuro del Paese e dei territori, le
donne e i giovani.
È una questione nazionale, ma in Sardegna assume contorni ancora più evidenti. In Italia il tasso di occupazione femminile si ferma intorno al 58%, tra i più bassi d’Europa.
Il divario con l’occupazione maschile supera i 17 punti percentuali e resta significativo anche il differenziale retributivo: nel lavoro dipendente privato le donne percepiscono mediamente
retribuzioni inferiori rispetto agli uomini. Questi numeri non sono soltanto il risultato di dinamiche economiche. Riflettono una struttura sociale e produttiva che continua a scaricare sulle donne gran parte dei carichi di cura e che non ha ancora sviluppato una rete adeguata di servizi e strumenti di conciliazione tra lavoro e vita familiare.
Se questo è il quadro nazionale, la Sardegna mostra criticità ancora più marcate.
Nell’isola il tasso di occupazione femminile si colloca poco sopra il 52%, diversi punti sotto la media italiana. Il divario con l’occupazione maschile resta significativo e si accompagna a un altro
dato rilevante: una quota molto elevata di lavoro part-time involontario, che riguarda oltre una lavoratrice su cinque. In molti casi non si tratta di una scelta ma dell’unica possibilità di accesso al
lavoro disponibile.
È il segno di un mercato del lavoro fragile, che offre opportunità limitate e spesso discontinue.
Allo stesso tempo emerge uno squilibrio che riguarda le nuove generazioni. In Italia cresce il peso degli occupati più anziani – gli over 50 rappresentano ormai oltre il 42% degli occupati – mentre la
presenza dei giovani nel mercato del lavoro continua a ridursi.
In Sardegna questa dinamica si intreccia con la crisi demografica e con il fenomeno dell’emigrazione giovanile. Ogni anno molti giovani sardi lasciano l’isola per cercare altrove
opportunità di lavoro e di realizzazione professionale. È una perdita significativa di competenze,
energie e capacità di innovazione.
Quando un territorio perde i suoi giovani perde anche una parte del proprio futuro.
Per questa ragione il lavoro femminile e il lavoro giovanile non possono essere considerati temi marginali. Sono il cuore di una strategia di sviluppo.
Per la Sardegna questo significa investire nei servizi sociali e territoriali – a partire dagli asili nido e dai servizi per la cura – migliorare la qualità dell’occupazione e rafforzare le politiche per i giovani:
formazione, istruzione tecnica e professionale, politiche attive del lavoro e accesso alle nuove filiere
produttive.

Per la CISL Sardegna il punto è chiaro: il lavoro deve tornare al centro delle politiche di sviluppo dell’isola. Questo implica collegare politiche industriali, infrastrutture, formazione e welfare
territoriale dentro una strategia coerente capace di creare occupazione stabile e qualificata.
Per questo la CISL Sardegna dedicherà a questi temi una specifica iniziativa il prossimo 12 marzo, un momento di confronto per fare il punto sulla condizione del lavoro femminile e giovanile nell’isola e sulle politiche necessarie per rafforzare partecipazione, qualità del lavoro e opportunità di futuro.
In una terra segnata da una forte crisi demografica e da profondi squilibri territoriali, garantire lavoro alle donne e ai giovani significa costruire le basi stesse del futuro della Sardegna.

Pier Luigi Ledda – Segretario generale CISL Sardegna
Il Segretario Confederale della CISL Sarda Mirko Idili è intervenuto, oggi, al convengo dedicato alle politiche del lavoro, alle sfide del mercato occupazionale e ai temi della tutela e sicurezza sul lavoro, alla presenza del Ministro del Lavoro Marina Calderone a Olbia.
”I dati sull’occupazione mostrano segnali positivi. Ma se l’occupazione cresce nei numeri è fondamentale, allo stesso tempo, continuare a lavorare insieme per migliorarne la qualità“, dichiara il Segretario Idili.
In Sardegna, nel 2025, si sono registrate oltre 11.000 denunce di infortunio e 27 morti sul lavoro. Un dato che impone un impegno più forte su prevenzione, formazione e controllo.
”Per questo CGIL, CISL e UIL, insieme alla Regione Sardegna, hanno sottoscritto la Carta di Buggerru, un protocollo per rafforzare il coordinamento tra gli enti, potenziare gli organici e promuovere una vera cultura della sicurezza”, prosegue Idili. La sicurezza sul lavoro non è solo una priorità: è un dovere verso ogni lavoratrice e lavoratore.
Ledda: “Legalità e fermezza, ma no a concentrazioni sproporzionate sull’Isola”
La CISL Sardegna aderisce, fin dal primo momento, alla manifestazione pubblica di sabato 28 febbraio in Piazza Palazzo a Cagliari, promossa dalla Presidente della Regione Alessandra Todde, insieme a istituzioni locali, organizzazioni sociali e sindacali, contro l’ipotesi di concentrare in Sardegna tre dei sette istituti individuati come strutture “con padiglioni” esclusivamente dedicati al regime di 41-bis.
Il Segretario Generale della CISL Sardegna, Pier Luigi Ledda, ribadisce la posizione dell’organizzazione:
«La CISL non mette in discussione il principio di legalità né la necessità di strumenti rigorosi contro la criminalità organizzata. Il 41-bis è previsto dall’ordinamento e va applicato con fermezza. Ma la scelta di concentrare in Sardegna una quota così rilevante delle strutture dedicate deve essere rivista: il sistema penitenziario è nazionale e nazionale deve essere anche la distribuzione delle sue funzioni più delicate».
Per la CISL Sardegna il punto è strutturale: «Non si tratta di compensazioni, ma di equilibrio territoriale. La Sardegna non può diventare il baricentro permanente dell’alta sicurezza. Se il contrasto alle mafie è una priorità dello Stato, deve essere una responsabilità condivisa». Accanto al tema della sicurezza, la CISL richiama con forza la condizione del personale e dei servizi.
Il Segretario Generale della FNS CISL Sardegna, Giovanni Villa, evidenzia: «Gli istituti penitenziari sardi operano già oggi in condizioni di forte pressione organizzativa. La Polizia Penitenziaria sconta carenze di organico e carichi di lavoro elevati. Un’eventuale concentrazione stabile delle strutture 41-bis aumenterebbe ulteriormente la complessità operativa e le esigenze di sicurezza. La FNS CISL sarda concentra il proprio impegno sulle condizioni operative della Polizia Penitenziaria, affinché ogni scelta sia accompagnata da risorse, organici e strumenti adeguati a garantire sicurezza e dignità professionale. Le istituzioni lavorino all’unisono affinché
il sistema non venga travolto da un vortice di sofferenza maggiore».
La CISL pone inoltre l’accento sulla sanità penitenziaria, che in Sardegna presenta già criticità evidenti. «L’assistenza sanitaria negli istituti – sottolinea Ledda – è oggi caratterizzata da carenze di personale medico e infermieristico, diffcoltà
nel garantire continuità assistenziale e tempi adeguati per visite specialistiche. In alcune realtà si registrano scoperture nei turni e un forte ricorso a soluzioni temporanee. Prima di ipotizzare un incremento stabile delle funzioni di alta sicurezza, occorre prendere atto che la sanità penitenziaria è già oggi sotto pressione».
Secondo la CISL Sardegna, ogni eventuale rafforzamento dell’alta sicurezza sull’Isola dovrebbe essere accompagnato da:
• incremento strutturale degli organici della Polizia Penitenziaria;
• potenziamento del personale amministrativo e trattamentale;
• rafforzamento immediato e stabile della sanità penitenziaria con risorse dedicate;
• investimenti in sicurezza, tecnologie e adeguamento delle strutture.
«La sicurezza – concludono Ledda e Villa – si costruisce con equilibrio, professionalità e risorse adeguate. Non può essere perseguita con scelte che concentrano su un solo territorio un carico sproporzionato senza rafforzare preventivamente uomini, servizi e infrastrutture».