XI Congresso FNP. Alberto Farina riconfermato alla guida dei pensionati Cisl Sardegna

Cagliari, 13 gennaio 2022


Cagliari , 13 gennaio - Alberto Farina è stato riconfermato questo pomeriggio alla guida della Federazione regionale dei pensionati Cisl Sardegna. E' stato eletto dal Consiglio generale di categoria espresso mdall'XI congresso dei pensionati sardi che, per quasi due intere gionalte ,ha esaminato il problemi degli over 65 nel contesto di una situazione economico-sociale isolana resa ancor più complessa e drammatica da due anni di pandemia. Ai lavori sono intervenuti, tragli altri, il segretario generale della Cisl sarda, Gavino Carta, e Piero Ragazzini, segretario generale nazionale FNP.,
“Esploratori di futuro” è stato lo slogan del’XI congresso. Un tema programmatico preso alla lettera dagli over 65 sardi durante 67 assemblee delle rappresentanze locali sindacali (RLS), 8 congressi territoriali e, infine, sistematizzato nella 36 pagine della relazione congressuale del segretario generale Alberto Farina davanti al leader nazionale della FNP, Piero Ragazzini, e al segretario generale Cisl sarda, Gavino Carta, a a un centinaio di delegati provenienti da tutta l’isola.
La FNP esplora e disegna il futuro per migliorare la situazione attuale della società isolana, degli anziani in particolare. Quattro le emergenze che precarizzano la vita dei sardi: mancanza di lavoro, povertà materiale che attanaglia tante famiglie sarde, potenziamento dei servizi primari quali la sanità, squilibri territoriali , spopolamento, disoccupazione delle donne e dei giovani. L’icona drammatica di questa situazione i 100 mila poveri che non possono permettersi una spesa mensile superiore a 1000 euro.
Problemi da tempo denunciati dai sindacati, “ma siamo rimasti inascoltati. Nessun riscontro da parte di una Giunta regionale chiusa in un autoreferenzialismo autarchico e miope” - denuncia il segretario generale FNP – “quando invece questo sarebbe il momento di un significativo coinvolgimento di tutte le parti sociali per affrontare problemi giganteschi ma soprattutto per non perdere le opportunità offerte dalle ingenti risorse finanziare messe a disposizione della Regione”.
“La lotta alle povertà e per un lavoro sufficiente e dignitoso rappresenta – ha detto il segretario generale Gavino Carta - una priorità ineludibile, documentata dal numero notevole delle persone e dei nuclei familiari che vivono in una condizione di povertà assoluta, relativa o di scarsa disponibilità di risorse finanziarie e materiali”. Oltre 160 mila lavoratori attivi in questo momento sopravvivono con le famiglie grazie agli assegni INPS (Naspi, Fondi di solidarietà, Cig ordinaria e in deroga, Reddito di cittadinanza, etc).
La Banca d’Italia ha documentato per la Sardegna, per il 2020, e per il 2021 è probabile che non si discosterà di molto, una riduzione del reddito disponibile delle famiglie del 5,1% rispetto all’anno precedente, contro la media del 2,7 in Italia.
Save the Children ha evidenziato come più di un minore su cinque (22,8%) viva in condizione di povertà relativa commisurata agli standard di vita prevalenti in una determinata area geografica. Una percentuale superiore alla media nazionale. L’importo medio delle pensioni Inps nell’isola è 762,73 euro. Quasi 200 euro al di sotto della media delle pensioni dei lavoratore del nord del Paese.
La pandemia ha aggravato la situazione, ampliato la forbice fra i ricchi e i poveri. Nella nostra Regione ci sono circa centomila famiglie che non possono permettersi un spesa mensile superiore a 1000 euro. Sempre più uomini e donne italiani bussano alle porte della Caritas perché impossibilitati ad arrivare a fine mese.
La FNP chiede un novo welfare ( vicino, solidale, inclusivo), imposto da una società in cui gli anziani saranno, tra qualche decennio, la maggioranza in Italia: quindi problemi riguardante la previdenza, una nuova sanità, sistema RSA, non autosufficienza.
“Riforme vere che vadano nella direzione di aumentare e migliorare l’offerta di salute. Non pseudo riforme - dice Alberto Farina - che a nulla servono se non a moltiplicare il numero delle poltrone. Abbiamo bisogno di riforme serie, utili a valorizzare la medicina territoriale oggi quasi inesistente. La stessa pandemia ha posto in evidenza la completa insufficienza di una medicina di prossimità: avremmo gestito meglio e in maniera più tempestiva l’emergenza sanitaria. Forse avremmo avuto anche un numero di decessi decisamente inferiore”.


  






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